Data: 5 marzo 2009
50 - Olivello Spinoso
Da , - 5 marzo 2009
Sulle dune, sui pietraschi lasciati dai ghiacciai che si sono ritirati, nelle vallate asciutte dei letti dei fiumi, si rispecchia nelle acque non stagnanti e in piena luce, il duro, piccolo arbusto spinoso dell’olivello spinoso. In questa sua posizione assorbe i minerali frantumati dal vento e dalle acque, soprattutto la silice; solitario e pioniere dei luoghi poverissimi, e dunque colonizzatore che trasforma i suoli non vitali in luoghi vivibili da altre piante. Grazie alle radici con un fittone profondo e tante radici laterali che formano polloni e piccoli boschetti di giovani piantine – avviene questa trasformazione del terreno: le loro tuberosità ospitano i batteri che captano l’azoto dall’aria e lo fissano nel terreno dando il via a quel laboratorio che poi forma l’humus. Ma al formarsi di altre piante e con il timore di non avere più a disposizione tutta l’illuminazione solare, l’olivello spinoso emigra. Questo suo essere resistente e disponibile in terreni poveri fa sì che si formino acidi vegetali in grande accumulazione: non si trasformano tutti nel processo metabolico della pianta attraverso la fotosintesi clorofilliana, ma una parte si fissano come per presidiare la pianta che è sottoposta a grandi prove per la sua vita in luoghi estremi e da dunque vitalità alla pianta stessa. . L’acido ascorbico, che è poi la vitamina C nel nostro corpo, è uno degli acidi vegetali contenuti in dosi elevatissime nell’olivello spinoso. Allora se vogliamo avere uno sguardo omeopatico alla pianta, vederla e non solo guardarla, ecco perché il succo delle bacche arancioni-rosse, numerosissime in grappoli sugli spogli rami spinosi o con piccole foglie strette e lunghe, è un grande rimedio per stimolare il sistema immunitario e aiutare a prepararci ai freddi e a rinascere dopo le malattie. L’olio spremuto dai semi ricchissimo di vitamina E è anche un cicatrizzante e antinfiammatorio, è un filtro solare, l’estratto di olio dai frutti interi tratta ustioni anche delle palpebre e congiuntiviti. La pianta così esposta al sole diventa essa stessa un presidio contro i danni derivati da troppo esposizione solare. L’affinità di questa pianta con la luce grazie alla silice, agisce dunque sui nostri organi sensitivi e in primo luogo sulla pelle e sugli occhi; l’olivello spinoso è
ricchissimo anche di quella sostanza che nel nostro corpo diventa vitamina A.
E’ una pianta che viene dalla Cina e dalle zone montuose vicine, come l’himalaya, vive nell’Europa nelle temeperature fredde, ma anche in ambiente salmastro. Hippophae rhamnoides è il suo nome botanico, da cavallo e luce in greco. Nell’Europa centro-orientale gli animali si cibavano della foglia e i loro mantelli erano splendenti come luce. Alla fine dell’era glaciale questo piccolo arbusto aveva avuto fin dall’inizio il compito di preparare il terreno alla formazione di un habitat accogliente per altri essere viventi vegetali.