Fino a qualche mese fa Cassinetta di Lugagnano era una località conosciuta soprattutto per un noto ristorante plurisegnalato. I ciclisti della domenica conoscevano Cassinetta grazie al fatto di averla incontrata lungo la bellissima pista ciclabile del Naviglio Grande. Ai conoscitori più eruditi del territorio non sfuggivano le sue antiche ville affacciate sul canale leonardesco. Da un po' di tempo però questo comunello di milleseicento anime è balzato agli onori della cronaca grazie al suo sindaco, Domenico Finiguerra, che, novello Davide contro i Golia rappresentati da ANAS, Provincia e Regione, guida il movimento che si oppone al disastro socio-ambientale che provocherà il previsto “Collegamento veloce Magenta-Abbiategrasso- Tangenziale Ovest”. Una nuova “autostrada” di 23 chilometri che per metà del suo tracciato raddoppierà la carreggiata della provinciale 114 (Baggio- Albairate), con svincoli a due livelli e conseguenti tratti sopraelevati, il tutto completamente all'interno del Parco Sud Milano. E per l'altra metà disegnerà il nuovo tracciato autostradale in una tra le campagne tra le più belle del Parco del Ticino, tra Albairate e Magenta. Parco del Ticino, appunto, che, non più tardi dello scorso autunno e dopo un'istruttoria durata cinque anni, ha ottenuto dall'Unesco il riconoscimento di “Riserva della Biosfera”. Intanto l'Unesco, grazie anche alle sollecitazioni del sindaco di Cassinetta, ha già fatto sapere che, qualora si realizzasse il progetto, sarà costretto a sospendere il Parco del Ticino dalla lista dei siti M.A.B. (Man And Biosphere): cinque anni buttati e figuracce internazionali. Ma questa strada a cosa serve? A collegare “velocemente” Malpensa alla Tangenziale Ovest di Milano. Peccato che, negli studi propedeutici al Piano d'Area Malpensa, si dichiarava che, a seguito dell'apertura del nuovo aeroporto, l'aumento di traffico nelle ore di punta sulla provinciale 114 sarebbe stato di ben 185 veicoli/ora…! E queste previsioni si facevano prima che il grande progetto Malpensa si rivelasse il grande fallimento che è sotto gli occhi di tutti. Se è vero che, correndo sulla nuova strada, gli abitanti di Cassinetta, di Abbiategrasso, di Albairate… potrebbero raggiungere Milano risparmiando alcuni minuti di guida, è anche vero che il movimento locale nato da un paio d'anni e cresciuto negli ulti mesi, mostra di non apprezzare tale vantaggio, anteponendo ad esso la salvaguardia di un territorio nel quale la popolazione ha scelto di praticare uno stile di vita incompatibile con l'infrastruttura in progetto. E che dire degli agricoltori? In altre zone, e soprattutto in altri tempi, forse si sarebbe visto questa categoria auspicare la realizzazione della strada per veder “valorizzare” il proprio terreno attraverso la prevedibile nuova urbanizzazione. Ma oggi non è così. Basta fare un giretto in zona per incontrare agricoltori come Massimiliano Radice che afferma: “Io non sono interessato a vendere i miei terreni per veder costruire capannoni industriali o centri commerciali; questa è una zona a vocazione agricola, redditizia, e bella. Bella anche grazie alla cura che metto nel mio lavoro. Infatti se è importante la quantità prodotta e il reddito ricavato, è altrettanto importante tenere alta la qualità della campagna che produce tale reddito. E questo significa lavoro: conservazione e manutenzione delle siepi, dei filari, delle rogge…”. D'altra parte le numerose prese di posizione delle associazioni di categoria provano che quella del sig. Radice è un'opinione tutt'altro che isolata. A questi argomenti non sembrano però particolarmente sensibili le orecchie degli attuali amministratori regionali e provinciali. Ma qualche volta Golia finisce a terra e Davide sale sul trono…