Nei pc della pubblica amministrazione girano quasi solo programmi e sistemi operativi di un'unica marca, la più conosciuta al mondo. I Verdi, per contrastare quello che sembra un vero e proprio monopolio, hanno da tempo lanciato una campagna per il pluralismo info rmatico. In Lombardia questa campagna si è tradotta in un progetto di legge regionale: “La pubblica amministrazione – hanno detto Carlo Monguzzi e Fiorello Cortiana, rispettivamente consigliere regionale e senatore dei Verdi - deve privilegiare l'uso di software distribuibili gratuitamente e modificabili, non chiusi e ingessati come i prodotti Microsoft che occupano più dell'80% del mercato italiano. Gli uffici pubblici devono fare anche in modo che i documenti elettronici che compaiono nei loro siti siano scaricabili e accessibili a chiunque”. La campagna, precisano gli esponenti Verdi, non è contro l'azienda di Bill Gates ma per il pluralismo info rmatico. I temi dell'open source, inizialmente per pochi appassionati e patiti info rmatici e di internet, oggi stanno prendendo sempre più piede. Al punto che colossi come Ibm sono da anni impegnati nello sviluppo dei sistemi operativi e di software a sorgente aperta. La punta più avanzata nel settore del software libero è oggi rappresentata dal sistema operativo Linux e dalle applicazioni che girano su di esso. La proposta di legge dei Verdi non mira a favorire quindi un'azienda in particolare, bensì a diffondere sistemi operativi efficaci e molto più sicuri dei sistemi proprietari, costruiti da una comunità globale di programmatori, intorno al quale può svilupparsi, e sta già cominciando a farlo, una nuova economia. I software e i sistemi operativi “open source” sono infatti accessibili a tutti ma perché siano efficaci è necessario un adattamento alle particolari esigenze, ad esempio degli uffici pubblici o delle società o dei singoli che vi fanno ricorso. Servono programmatori, quindi, che potrebbero trovare nuovo lavoro con attività di consulenza. Il sistema attuale offre poche opportunità da questo punto di vista: Microsoft, ad esempio, occupa in Italia solo poche decine di programmatori. Con sistemi più liberi potrebbero essercene diverse migliaia. Il software proprietario classico, come quelli oggi più diffusi anche nella pubblica amministrazione, è prodotto con un codice sorgente ignoto agli utenti, con la conseguenza che non è permesso sapere esattamente cosa faccia: ad esempio, per quel che riguarda la tutela della privacy regolamentata dalla legge 675 del 1996, non vi è certezza che non abbia una funzione che invii info rmazioni sull'utente verso qualcun altro, ipotesi già verificata su alcuni software proprietari, come ricorda il senatore Cortiana. Oggi esistono diverse associazioni che raggruppano gli utenti di sistemi operativi e software “open source”, come Milug (Milano Linux User Group) e OpenLabs. Tali utenti utilizzano Linux, molti altri anche OpenOffice, una versione equivalente a Microsoft Office che gira in ambiente Windows. Anche i provider guardano con attenzione a queste comunità e I.Net, uno dei più importanti insieme a Telecom, Omnitel, Wind, è tra questi.