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Data: 10 dicembre 2007

Ulivo metropolitano. Contaminazioni per incidere di Stefano facchi

L'assemblea svoltasi il 10 maggio a Milano è stata un momento importante per il centrosinistra della nostra provincia. Non è stato facile costruirla,superare le problematiche interne ai partiti e, soprattutto, decidere di dare un segnale in controtendenza rispetto alla situazione di empasse creatasi a Roma. Ci siamo riusciti, e, soprattutto, siamo riusciti ad introdurre l'idea di un Ulivo più largo della somma dei partiti, dando pari dignità e spazio anche alle associazioni uliviste presenti sul territorio. Così come l'esperienza dei Comitato Rutelli fu Milano, a creare le basi per l'iniziativa dell'Ergife, che chiedeva di non gettare al vento l'esperienza ulivista, allo stesso modo, questa volta, Milano e la sua provincia si pongono come laboratorio politico di riferimento. La scelta, poi, di andare a costituire gruppi per il programma che siano aperti alle competenze politiche presenti sul territorio, assieme alla volontà di ragionare sul metodo da seguire per la scelta del candidato per le prossime elezioni provinciali (primarie?), fanno capire che, pur conoscendo bene i problemi e le resistenze, questa volta, forse, si fa sul serio. Credo che quella dell'Ulivo sia una scelta che si mostrerà tanto più importante e condivisa, quanto più ci si avvicinerà a scadenze che esigano, così come la maggioranza degli elettori del centrosinistra chiede, la capacità di mettere in campo un fronte unito e credibile contro lo strapotere di questa destra aggressiva, arrogante ed incapace di governare. Allora, forse, è meglio prepararsi per tempo. L'idea è quella di un Ulivo che sappia andare oltre la condizione di “cartello elettorale” proponendosi come coalizione con una propria soggettività politica, con proprie idee e contenuti sulle principali questioni. Le grandi, a volte insormontabili, differenze culturali e di valori, devono essere assunte come una ricchezza, un patrimonio irrinunciabile, senza che questo, però, diventi l'alibi per continue paralisi, per veti senza senso, che spesso rispondono più ad esigenze di visibilità, che non a vincoli politici e morali. Io credo che l'Ulivo debba essere rappresentato come un treno in corsa, la cui marcia sia talmente sicura ed irresistibile, da portarsi dietro tutti, coscienti e fieri delle proprie diversità,ma convinti, entusiasti, della meta da raggiungere. Non amo la retorica, ma credo che a volte le immagini rendano più di molti ragionamenti. So di rivolgermi, dentro al mio partito, a molti compagni che il fascino dell'Ulivo non lo sentono. So delle molte perplessità ed anche delle molte esperienze nelle quali la cultura ambientalista viene vista soltanto come un abbellimento elettorale. So anche, però, che il mondo ulivista, quello dei milioni di cittadini che guardano alla politica in modo nuovo, che sono interessati ai movimenti ed alle loro manifestazioni, questo mondo è sicuramente attento alle questioni che noi solleviamo, alle battaglie ecologiste. Forse, allora, servirebbe un partito verde più vicino alle istanza di questo popolo, meno timoroso di perdere “sovranità” e “visibilità”, più capace di proposte politiche. Un partito verde meno attento ai rapporti tra segreterie dei partiti e più vicino alla sua gente. Certo se la coalizione fosse verde, noi avremmo quasi il cinquanta per cento dei voti: se così non è, qualche ragione dovrà pur esserci. Io credo che la capacità di mediazione sia direttamente proporzionale al progetto politico: più un partito ha chiare le proprie proposte, e più sarà capace di mediare, di stare con gli altri cercando di contaminarli. Ecco allora che la presenza dei Verdi dentro all'Ulivo non deve rappresentare un appiattimento, ma, al contrario, la ricerca di propri obbiettivi e strategie da portare in quella sede. La speranza è che, a partire dal livello territoriale, i Verdi vogliano giocare un ruolo di primo piano in questo percorso costituente.