La creazione della “Lista per Martinazzoli”, nelle regionali del 2000, fu uno dei primi e più seri tentativi di aggregazione dei partiti di centrosinistra in Lombardia. Nelle condizioni attuali, secondo lei, sarebbe ripensabile e riproponibile una coalizione di questo tipo?
Il discorso è complicato e complesso. Allora la “lista per Martinazzoli”, purtroppo, non ci portò alla vittoria. Oggi, a dir la verità, non sarei così convinto della scelta che feci allora. Scelta che scelsi di fare nella convinzione che l'elettorato avrebbe guardato con attenzione a quella nuova proposta, cioè la raffigurazione di un'alleanza coesa con una lista unica, che non era la soluzione di tutto, ma l'inizio di una volontà e di un impegno che poteva attrarre gli elettori. Ora il tema, mi pare, sia ancora più complicato. Si pone, infatti, un interrogativo sostanziale che riguarda la possibilità o meno di costruire in modo coerente, anche sotto il profilo strutturale ed organizzativo, una coalizione. Sia a livello nazionale che locale, gli esempi che abbiamo di fronte non sono incoraggianti. Occorre riconoscere, inoltre, che in questi anni di opposizione in Regione, i partiti di centrosinistra non hanno sempre condotto una politica unitaria. Spesso, infatti, è prevalsa l'azione dei singoli gruppi, dei singoli partiti.
Questo è vero ma su alcuni temi, come ad esempio la battaglia sul piano socio-sanitario, i partiti d'opposizione sono restati uniti e compatti e questo ha portato a dei risultati.
Questo vale, in generale, su tutti i temi. Io mi riferisco, piuttosto, ad una certa desuetudine ad incontri di riflessione e di preparazione a temi importanti che, poi, si discutono in Consiglio Regionale. All'inizio della legislatura, tutta l'opposizione, aveva più occasioni di incontro che, col passare del tempo sono, purtroppo, sempre più venute meno.
I partiti che compongono la coalizione di centrosinistra sembrano convinti del fatto che occorra, al più presto, dar vita a una nuova fase dell'Ulivo aperta ai movimenti e alla società civile. Non crede che i Verdi abbiamo, per la loro struttura, un vantaggio competitivo rispetto agli altri partiti?
I movimenti oggi rappresentano una novità della politica, ma non so quanto questa sia positiva. Dicono che sia frutto di una società meno organica e meno statica, più dinamica e in movimento. Il vero problema non è trovare appigli e accordi con loro, ma, semmai, capire se la politica ha la sensibilità che la rende capace di rappresentare le domande dei movimenti. I movimenti devono essere aiutati a ritrovare l'esigenza della dimensione politica e quindi a riconoscere il dovere dell'impegno politico. Sono d'accordo con lei e credo che non vi sia alcun dubbio che, data la storia e le modalità organizzative, un partito ambientalista abbia meno difficoltà di altri ad interloquire con questi movimenti.
Qual è il suo giudizio sulla politica dei Verdi in Regione in questi ultimi anni?
In questi anni in Consiglio Regionale hanno avuto una particolare capacità di portare avanti politiche ambientali coerenti con la seria responsabilità di governo. Credo che andrebbe indagato una eventuale e ulteriore capacità di incidenza in una ritrovata tempestività di colloquio all'interno della coalizione. A volte accade in Consiglio regionale che l'iniziativa dei Verdi appaia un po' solitaria. In generale, invece, non ho ricordi di posizioni così radicali e solitarie portate avanti da Monguzzi che non sarebbero potute, con una sana dialettica interna, essere condivise da tutta l'opposizione. Credo che l'opposizione, in Regione, debba per forza tornare a riflettere su come si faccia a non disperdere energie e su come rendere queste energie una ricchezza. E' una grande difficoltà che bisogna affrontare non solo a livello regionale, ma anche provinciale e locale. L'introduzione del sistema dell'elezione diretta ha reso tutte le assemblee meno forti e determinanti nel gioco della politica: c'è uno svuotamento e un impoverimento delle procedure del confronto democratico. In questo senso il nuovo statuto è decisivo. L'opposizione su questo tema è chiamata a fare una battaglia. Credo sia un importante appuntamento per la verifica delle riforme, su cui si è già perso più di un anno di tempo.
E' prematuro pensare alla possibilità di candidare in Lombardia, o addirittura in Italia, un esponente dei Verdi? Oppure, secondo lei, la politica condotta dagli ambientalisti è ancora troppo poco di governo e troppo di opposizione?
Sicuramente non comincerei pensando se il candidato venga o meno dal gruppo dei Verdi. La ricerca del candidato va indirizzata verso una persona che abbia le qualità, l'autorevolezza e la capacità di comprendere la realtà. Si tratta di conciliare una politica di sola opposizione con una più moderata cultura e dimensione ambientalista. Non c'e dubbio che se Brescia oggi ha uno strumento molto importante come quello di un termodistruttore (di nuova generazione che riscalda mezza città in cogenerazione, abbattendo i consumi di combustibili per i riscaldamenti condominiali, ndr), questo è accaduto perché abbiamo avuto un contributo e un sostegno anche dal partito dei Verdi. In quella circostanza ricordo di aver riscontrato una distinzione all'interno del partito tra un atteggiamento radicale e uno più attento alle esigenze di governo.
Proprio a Brescia, però, ci sono state, prime delle ultime amministrative, delle tensioni tra i Verdi e gli altri partiti della coalizione?
Sì, c'è stata qualche tensione, ma poi l'accordo è stato trovato. Il nodo era la costruzione della metropolitana. Ma, ripeto, c'è la possibilità di trovare soluzioni che rappresentano il punto di convergenza tra la linea ambientalista, a volte troppo radicale e che non fa i conti con la realtà, e la capacità di produrre una cultura di governo.
Torniamo in Consiglio Regionale e ai suoi rapporti con i Verdi? Mi sa dire un pregio e un difetto del consigliere Monguzzi?
E' sicuramente una persona coraggiosa, intelligente e colta. Un grande ambientalista. Un politico che sa che governare significa anche responsabilità. Di difetti, ne avrà, ne ha sicuramente, anche se io, per come lo conosco, non sono in grado di parlarne. I nostri rapporti nascono dalla campagna elettorale del 2000.