Un piano energetico che invece di diminuire le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra, le aumenta in modo vertiginoso. E' negativo il giudizio dei Verdi sul documento approvato dalla giunta regionale, illustrato a margine di un convegno svoltosi a maggio e rivolto agli amministratori locali per promuovere fonti rinnovabili e risparmio energetico. E proprio le amministrazioni locali, comuni e province, nell'attesa di un piano regionale più sostenibile, possono fare molto per sostenere fonti rinnovabili e risparmio: migliorando ad esempio l'efficienza energetica degli edifici attraverso i regolamenti comunali e aumentando l' info rmazione ai cittadini sull'utilizzo di lampade ed elettrodomestici a minor consumo: in Lombardia, nei prossimi 10 anni, se si provvedesse alla sostituzione di lampade ed elettrodomestici obsoleti si potrebbe totalizzare un risparmio di almeno il 20% di energia.
Troppe emissioni
Nel piano il risparmio energetico è solo citato, l'aumento delle fonti rinnovabili è veramente irrisorio mentre appare del tutto sproporzionato il numero di nuove centrali previste dal Pirellone: tutto ciò determina un aumento delle emissioni che passerebbero dalle attuali 16,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica a 25,4, secondo una prima ipotesi, o a 27,7. In questo modo l'incremento percentuale delle emissioni da qui al 2010 sarebbe tra il 51,6 al 65,3%. Peccato che il nostro Paese, in base agli accordi di Kyoto, dovrebbe diminuire le emissioni di Co2 del 6,5% rispetto ai valori del 1990. Più nel dettaglio, per quel che riguarda lo sviluppo delle rinnovabili, il piano prevede di passare da 13.611 GWh (gigawatt/ora) del 2000 a 15.157 GWh nel 2010 con un incremento di poco superiore all'11,4% in 10 anni, molto lontani dal raddoppio auspicato in sede di “libri bianchi” della Unione europea e del governo italiano (documento Cipe, Comitato interministeriale di Programmazione economica). Diverso trattamento e attenzione viene riservata invece allo sviluppo dell'offerta di fonti non rinnovabili in impianti convenzionali di potenza, cioè le centrali alimentate a gas: si passerebbe da 27.985 GWh del 2000 a 60.905 o addirittura a 66.922, a seconda degli scenari del 2010, con incrementi variabili tra il 117 e il 140%. Il risparmio in generale ed “elettrico” in particolare, nonostante il notevole potenziale dichiarato nella relazione introduttiva del Piano energetico regionale (variabile tra il 25 e il 40% sugli attuali consumi finali), non viene nemmeno preso in considerazione e quindi contabilizzato nel bilancio. Di concreto, e molto distante da quanto scritto in relazione, il risparmio si attesta a un misero 1,7% al 2010. E' per questo che il piano per i Verdi va migliorato: mancano molti tasselli che lo possano rendere più sostenibile.
Le proposte alla Regione
A livello normativo, emendando il Piano energetico, la Regione può contribuire molto alla riduzione dell'impatto del settore energetico in Lombardia: se il Pirellone adottasse le misure indicate dagli ambientalisti le emissioni complessive di CO2 invece di aumentare da qui al 2010 del 65% si abbatterebbero del 12%. Ed ecco gli interventi possibili. La Regione può promuovere, come possono peraltro già fare i comuni, la sostituzione di tutte le apparecchiature obsolete rispetto alle nuove categorie di lampade, elettrodomestici, macchine, motori, sistemi di condizionamento. Può puntare sul ripotenziamento del parco delle centrali esistenti (evitandone di nuove, come le tre autorizzate nel Pavese, nel raggio di pochissimi chilometri), aumentandone la potenza e il loro rendimento (dall'attuale 39-40% delle turbine a vapore al 50-55% dei cicli combinati a gas) e delle ore di funzionamento (dalle attuali 3.600 ad almeno 5.500 su base annua). Può favorire i sistemi di teleriscaldamento in cogenerazione di città o di quartieri (come fa Brescia, il cui inceneritore, attraverso il calore generato, riscalda mezza città), abbassando nello stesso tempo le potenze unitarie per centrale (30-50MWth) e avvicinandole alle aree di utilizzo finale: questo permetterebbe di sostituire le caldaie di edificio che contribuiscono alle emissioni di polveri fini e un ridimensionamento del ricorso agli elettrodotti ad alta tensione per trasportare l'energia. Può infine aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili pure e nuove, come solare ed eolico, escludendo però dal calcolo la termodistruzione dei rifiuti e il grande idroelettrico, che ha comunque un notevole impatto sugli ecosistemi alpini.
Il ruolo dei comuni e delle province
Nell'attesa di un piano regionale più attento all'ambiente, le amministrazioni locali da subito possono fare la loro parte per promuovere risparmio energetico e fonti rinnovabili. A disposizione di comuni e province ci sono infatti l'introduzione dell'obbligo della certificazione energetica degli edifici che miri alla riduzione dei consumi attraverso tecnologie di costruzione e di ristrutturazione meno energivore. C'è poi il sostegno alla nascita di imprese pubblico private (in gergo ESCo - Energy Service Company) che, gestendo gli impianti (di energia, di riscaldamento) allo stesso costo sostenuto da comuni o municipalizzate, e realizzando interventi di risparmio energetico, possano realizzare utili attraverso i consumi evitati. Il sostegno allo sviluppo delle fonti rinnovabili, come i pannelli solari per la produzione di acqua calda, è l'altro punto su sui possono agire le amministrazioni locali. Sostegno che può avvenire non solo con le tipiche forme dei “bandi pubblici” ma promovendo, come avviene negli Stati Uniti e in Germania, “gruppi d'acquisto” di energia verde: un meccanismo che prevede che i cittadini, singoli o associati, chiedano al fornitore che una quota di energia offerta provenga esclusivamente da impianti che la producano da fonti rinnovabili. Il fornitore (per esempio l'Aem di Milano) garantisce il consumatore che una quota di energia fornita proviene da impianti solari o eolici attraverso attestati o dichiarazioni certificate da enti terzi già presenti sul mercato.
Il ruolo dei cittadini
Le amministrazioni locali, per contribuire a una maggiore sostenibilità del sistema energetico, possono anche agire sul versante di una maggiore info rmazione ai cittadini sulle pratiche già realizzabili che puntano al risparmio energetico. E' bene che i cittadini sappiano che nell'arco di un decennio grazie alla sostituzione di tutte le apparecchiature obsolete rispetto alle nuove categorie di lampade, elettrodomestici, macchine, motori, sistemi di condizionamento sono possibili risparmi su scala regionale di almeno il 20%. E i maggiori costi delle nuove apparecchiature sono ammortizzabili in brevissimo tempo. Una lavastoviglie ad alta efficienza costa 150 euro in più, permette di risparmiare il 38% di energia l'anno e di totalizzare un risparmio economico, sempre su base annua di circa 20 euro. Uno scaldabagno più risparmioso di nuova generazione, tanto per citare un altro esempio, costa 50 euro in più, permette di risparmiare il 50% di energia all'anno e garantisce un risparmio economico sulla bolletta annua di ben 100 euro.