Che la guerra in Iraq sia voluta dagli Usa oltre che per combattere uno “stato canaglia” anche (e soprattutto) per assicurarsi il controllo di un’importante zona petrolifera, è cosa sempre più evidente. Al punto che anche il Dipartimento di Stato americano e il Pentagono, rendeva noto il Sole 24Ore non molto tempo fa, hanno messo a punto un piano di gestione diretta degli affari petroliferi nell’Iraq del dopo Saddam. Il motivo è che negli ultimi anni le compagnie petrolifere americane, rilevano le fonti Usa citate dal quotidiano di Confindustria, dopo essere state scalzate da francesi e russi, avrebbero non poche ritrosie a investire nuovamente in un Iraq liberato. La cosa preoccupa non poco l’amministrazione Bush, che ha già pronto un piano per il controllo diretto del sistema amministrativo, con particolare attenzione a quello petrolifero. Ciò comporterebbe un periodo di occupazione militare che passerebbe dai 6 mesi ai due anni. In questo periodo di tempo Washington riesumerebbe l’Iraq National Oil Company, l’agenzia governativa congelata da Saddam e procederebbe verso un “esame dettagliato della legalità dei contratti negoziati dal governo iracheno sullo sfruttamento di vasti giacimenti divisi fra numerose aziende del settore, tutte non americane”, scrive il Sole. La parte del leone in questo momento la fanno Francia e Russia, ma le indiscrezioni citate dal quotidiano anticipano che la legalità degli accordi preliminari sarà messa in discussione e che molti contratti saranno rinegoziati. Solo rivedendo gli accordi le grandi compagnie Usa saranno invogliate a tornare in Iraq. Il colosso Exxon Mobil, solo per citare un esempio, se si liberasse la strada potrebbe investire oltre 100 miliardi di dollari in esplorazione e produzione nei prossimi sette anni. Il Sole chiude il pezzo delineando i grattacapi che comunque non mancheranno nel dopoguerra, perché ci saranno le esigenze di non scontentare le altre compagnie non Usa presenti in Iraq, l’obbligo di rispettare il pagamento del debito dell’Iraq nei confronti di altri paesi (40 miliardi di dollari con Arabia Saudita e Kuwait per prestiti durante la guerra con l’Iran) senza pompare a mille l’estrazione petrolifera perché i patti Opec vanno rispettati. Tutte incertezze che fanno concludere alla fonte citata dal Sole che, una volta presa Baghdad, l’amministrazione dovrà annunciare subito i suoi piani petroliferi: “Non ci sarà neppure un giorno da perdere, altrimenti il rischio sarà quello di aver fatto la guerra inutilmente”.
Marcello Volpato