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Sito denuclearizzato

Data: 9 dicembre 2007

Lotta allo smog. Risibili le politiche sin qui adottate

Le decisioni fin qui prese dalle amministrazioni sembrano più dettate da esigenze mediatiche, che da riflessioni tecnicamente corrette. Tecnicamente, la questione dell’inquinamento atmosferico può essere inquadrata agevolmente, alla luce delle recenti acquisizioni scientifiche: sopra i 20 microgrammi di Pm10, ogni aumento della concentrazione delle polveri sottili di 10 ugr/mc provoca circa mille morti in più nella città di Milano, ogni anno. Il rapporto fra concentrazione delle polveri e mortalità è lineare, e dipende dalle medie annuali, più che dalle punte massime. Alla luce di quanto sopra, è evidente che gli interventi finora programmati, che scattano sopra la soglia di allarme e sono del tutto contingenti, non incidono, se non poco o nulla, sulla media annuale, e perciò sono del tutto inconcludenti. La concentrazione delle polveri, a Milano, è in media di circa 60, 70 ugr., se misurata con metodi che non la sottostimano. Ciò vuol dire che il raggiungimento dell’obiettivo minimo, cioè lo standard europeo, comporta una diminuzione di un terzo dell’attuale traffico, in città. Questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto entro il 2005. Non c’è chi non veda, a fronte di questo obiettivo, quanto siano risibili gli interventi fin qui programmati. Certamente, l’obiettivo è ambizioso e difficile da raggiungere: d’altro canto, fosse facile, persino i nostri governanti attuali ci sarebbero riusciti. In realtà, mi preme sottolineare che l’obiettivo è del tutto raggiungibile, qualora si decidesse di prendere in considerazione gli ostacoli e di affrontarli seriamente. Essi sono di tre tipi: politici, economici e tecnici. Dico subito che gli ostacoli tecnici sono quelli più facilmente superabili. Abbiamo sotto gli occhi diverse soluzioni, già adottate, o comunque tecnicamente mature. Ecco alcuni esempi: c’è il disincentivo all’uso delle automobili in città, per esempio, come in Giappone, legando la possibilità di acquisto dell’auto alla dimostrazione di possedere un garage, oppure impedendo la sosta, come a New York. Poi ci sono i pedaggi per l’accesso nelle aree urbane, oppure il numero chiuso, o il divieto assoluto di circolazione dei motori a scoppio, come a Zermat, in Svizzera. Infine le automobili, quelle a sistema misto benzina/elettrico, benzina/metano, benzina/ idrogeno. L’ostacolo economico è solo apparentemente insormontabile. Tutta una serie di possibili interventi sono di per sé relativamente poco costosi, anche se, con tutta probabilità, creerebbero qualche problema in più alla già asfittica industria automobilistica. Certo, non è nostro obiettivo far fallire la Fiat, ma è ben possibile pensare di spingerla a parziali riconversioni, verso automobili maggiormente rispettose per l’ambiente. L’ostacolo veramente insormontabile, per ora, ci sembra essenzialmente politico. Una società legata al carro degli Stati Uniti, che preparano la guerra infinita per la conquista del petrolio, non sembra propensa a tentare strade alternative. In altre parole, con questo governo ci sembra che non ci sia nulla da fare, occorre prima creare un’alternativa e nel frattempo rassegniamoci a iniziative mediatiche, come i blocchi a singhiozzo, le domeniche a piedi e quant’altro. Oppure a promesse belle e truffaldine, quali quelle contenute nel libro azzurro della Regione Lombardia: programmi magnifici, senza finanziamenti. Parole immorali, perché imbrogliano i lettori: le promesse non si mantengono senza i soldi necessari.
Edoardo Bai
Medico - Comitato scientifico Legambiente