Amsa e Comune di Milano si stanno avviando pericolosamente verso un’altra emergenza rifiuti: in poche settimane l’azienda milanese è stata costretta a spedire 8000 tonnellate di rifiuti nei forni di Brescia e Dalmine e in un impianto in Campania, a Trentola Ducenta (Caserta). Un’emergenza tenuta in sordina dai vertici dell’azienda, che i Verdi hanno denunciato poche settimane fa, per scuotere Comune e Provincia di Milano e Regione Lombardia. Un’occhiata ai dati: Milano oggi produce circa 2000 tonnellate al giorno di rifiuti. La raccolta differenziata ammonta a 500 tonnellate, il resto, circa 1500 tonnellate, sono smaltite nel termodistruttore di Silla 2 e nella discarica di Inzago e pretrattate (per poi finire in discarica) nell’impianto della Maserati. Silla 2 funziona a singhiozzo, Inzago sta per esaurirsi (chiuderà nel dicembre del 2003) e Maserati deve chiudere.“Se Milano non riattiva al più presto la raccolta dell’organico presso le utenze domestiche - ammonivano i Verdi -, evitando di mandare in discarica o all’incenerimento circa 600 tonnellate al giorno, presto sarà in emergenza”. Impensabile sperare in una proroga di Inzago e Maserati: per i Verdi devono chiudere. Impensabile anche una proroga ulteriore a Silla 1, che avrebbe dovuto chiudere all’inizio di quest’anno ma che invece continua a soccorrere il malfunzionante impianto di Silla 2. Mentre Comune e Provincia di di Milano stanno a guardare, la giunta Formigoni rischia di fare peggio: a metà febbraio ha approvato infatti una proposta di legge pericolosa, che rischia di eliminare la pianificazione a favore di una preoccupante “libera circolazione dei rifiuti” sul territorio regionale.
I rifiuti del milanese da smaltire
La provincia di Milano, al netto della raccolta differenziata e compreso il capoluogo lombardo, deve smaltire ogni giorno circa 3200 tonnellate di rifiuti su poco più di 5000 di produzione giornaliera. Di queste 3200 tonnellate, circa 2000 dovrebbero essere incenerite, anche in impianti vecchi, obsoleti e inquinanti: il neonato impianto milanese di Silla 2, più moderno e meno inquinante, sta però andando a singhiozzo. Sono più le volte che è fermo: e quando è fermo, mancano all’appello 1200 tonnellate al giorno che devono comunque essere smaltite. Un danno non da poco che sta mettendo in gravi difficoltà Amsa e comune di Milano. Fortunatamente per Bencini e Albertini, durante gli ultimi e recenti stop del forno, la provincia di Milano è intervenuta a sostegno, consentendo il funzionamento di Silla 1 (una stufa vecchia e inquinante) che però riesce a bruciare, male, solo 450 tonnellate al giorno. Quindi, durante gli stop di Silla 2, ormai frequenti, di migliaia di tonnellate di rifiuti che Amsa non sa dove smaltire, ne ballano eccome. Difficile però conoscere con estrema precisione la destinazione di questi flussi. Silla 1 avrebbe dovuto chiudere all’inizio di quest’anno, in base a un accordo sottoscritto con i comuni di Rho, Pero, Cornaredo e Settimo Milanese, ma è già entrato in funzione diverse volte.A preoccupare cittadini e comuni c’è pure un’autorizzazione regionale che consente al forno di poter funzionare fino a luglio 2003. Quanto agli altri inceneritori, Zama è già chiuso, mentre gli altri della provincia devono servire altri bacini e comunque sono ormai quasi giunti al capolinea (vedi quello di Abbiategrasso) oppure di vecchia generazione come quelli di Sesto San Giovanni e di Trezzo sull’Adda. C’è poi l’ipotesi, di un nuovo termodistruttore a Rozzano. La società dei servizi ambientali di Rozzano (l’AMA) ha costituito una società di scopo con la Waste Management per fare un impianto di trattamento rifiuti alternativo all’impianto di compostaggio di San Giuliano Milanese (della Pubblicompost).
Amsa chiede aiuto
Dalmine da gennaio 2003 ha già ricevuto 2000 tonnellate di rifiuti. Secondo le convenzioni siglate da Provincia di Bergamo e Comune di Dalmine con la Rea, società che gestisce l’impianto di incenerimento, potrebbero esservi smaltiti solo i rifiuti della Bergamasca. La Provincia di Bergamo ha però autorizzato i conferimenti. Brescia, dopo aver ricevuto a dicembre 3000 tonnellate di rifiuti milanesi, non ne vuole sapere di bruciarne altri. Da segnalare anche la spedizione di 3000 tonnellate di scarti della lavorazione dell’umido provenienti dalla Maserati nell’impianto della Rfg di Trentola Ducenta (Caserta). Rifiuti spediti in una regione in emergenza che fatica a sistemare i suoi di scarti. La cosa ha ovviamente irritato Bassolino, che ha denunciato il fatto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Stop alla ex Maserati…
Nell’impianto di selezione della ex Maserati avviene la selezione del sacco nero: una parte quella secca, finisce all’incenerimento, la parte umida stabilizzata, di scarsa qualità, finisce in discarica. L’impianto avrebbe dovuto chiudere a febbraio 2001 ma la giunta regionale autorizzò la proroga fino al 19 febbraio 2003. La stessa delibera ipotizzava la possibilità di ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2003 che è stata regolarmente chiesta e ottenuta dall’Amsa: anche questa data, salvo sorprese clamorose, non sarà rispettata. L’Amsa alla fine dell’anno scorso ha fatto sapere, attraverso bandi di gara pubblicati sui giornali (Sole 24Ore, La Repubblica), di voler chiudere finalmente Maserati per realizzare in altri luoghi della provincia di Milano una o più strutture analoghe. C’è da chiedersi perché chiudere per fare altrove quello che, ai tempi dell’emergenza del ’96, era indicato come un impianto transitorio che avrebbe dovuto essere sostituto da impianti di compostaggio per il trattamento della parte organica dei rifiuti dei milanesi. La fretta di sgombrare i capannoni di Maserati è dettata unicamente dal desiderio della proprietà dell’area di dar luogo a una più redditizia speculazione edilizia
. …anche alla discarica di Indago
La discarica di Inzago è in fase avanzata di esaurimento. L’impianto tratta circa 500 tonnellate al giorno. Nel gennaio di quest’anno, la Transeco, la società che la gestisce, ha presentato la richiesta di ampliamento alla Regione Lombardia. Sindaco e cittadinanza di Inzago non ne vogliono sapere e sono disposti a fare le barricate. La Provincia di Milano sarebbe invce d’accordo.
I palazzi stanno a guardare
Nei convegni si vantano di essere le più riciclone, ma poi Regione e Provincia permettono ad Amsa e a Comune di Milano di passare da più del 30% di raccolta differenziata al 27,8% mentre gli altri comuni della provincia, escluso il capoluogo, sono al 46%. “Regione e Provincia – dicono i Verdi - devono pretendere che Amsa e Comune di Milano la smettano di affidarsi a soluzioni impiantistiche giunte al capolinea come i tritovagliatori e si attivino finalmente per riattivare la raccolta differenziata dell’organico domestico. La Regione non deve correre in aiuto al capoluogo milanese consentendo conferimenti di rifiuti in altri impianti lombardi: è un affronto inaccettabile nei confronti di quei comuni che in questi anni hanno fatto passi da gigante nella raccolta differenziata.
Le potenzialità del compost
In provincia di Milano gli impianti di compostaggio sono al lumicino: la Provincia deve correre per colmare una lacuna che mina lo sviluppo della raccolta dell’organico. Ad oggi la potenzialità impiantistica disponibile è di sole 315 tonnellate al giorno, suddivise tra gli impianti di Muggiano, Lacchiarella e Cologno Monzese. La potenzialità potrebbe aumentare fino a 900 tonnellate al giorno, se si accelerassero i lavori e le autorizzazioni per gli impianti di Mediglia, Albairate, Lacchiarella e San Giuliano Milanese. In breve il totale compostabile nel milanese potrebbe arrivare a quasi un quinto del totale di Rsu prodotti ogni giorno. Quasi 1200 comuni della Lombardia raccolgono ogni anno 600 mila tonnellate tra organico e frazione verde riciclabile che alimentano un giro di affari tra i 5 e gli 8 milioni di euro.
Marcello Volpato