Bisogna dire che l’assessore regionale alla sanità Carlo Borsani non ne azzecca più una. Di battute, intendo. Alcune perle della sua saggezza: “i ticket sono stati richiesti dalla maggioranza dei cittadini”, “cosa sono 150.000 firme, rispetto a nove milioni d’abitanti”, “anch’io se mi metto a raccogliere firme contro le tasse raccolgo milioni di firme”. Della pesantezza o meno delle ormai 250.000 firme contro i ticket sono lecite varie interpretazioni, ma sembra indubbio che rappresentano il peggiore schiaffo in faccia al supergovernatore e ai suoi assessori. Schiaffo che sembra fare il paio con alcune forme di autodifesa che stanno prendendo corpo in questi giorni. Alcune pensionate affette da malattie croniche, secondo una leggenda metropolitana non controllabile, hanno autodichiarato di essere nelle condizioni di reddito che esentano dal pagamento del ticket. Qualcuno dirà che s’inneggia a delinquere, ma il pulpito è sospetto dopo il massiccio condono fiscale varato da Berlusconi, alla faccia di chi le tasse le ha pagate. Se fossero avvenute realmente, le false dichiarazioni delle pensionate possono essere considerate forme di lotta “stupefacenti”, ossia, per dirla con Jacopo Fo, forme d’opposizione creative, tipo l’autotessitura del filo di cotone ispirata da Gandhi per manifestare il proprio dissenso contro chi governa. Non so se reale o meno, non so se di una o di cento, ma questa piccola iniziativa è un altro segnale della protesta che esce dalle secche del mugugno individuale per diventare, forse, boato assordante.
A.G.