Cosa lega un indio amazzonico, che conosce custodisce specie vegetali della foresta contenenti principi terapeutici come hanno fatto per secoli, prima di lui, altri indios, a un avvocato nordamericano che tutela il diritto di tanti sviluppatori di software a condividere, modificare e scambiarsi software? La possibilità e la necessità di una globalizzazione dei diritti, ma anche una contaminazione tra culture. Diverso il caso di Bill Gates che, accolto in Italia come un capo di stato, ha descritto il suo modo di intendere il modello di relazione con i clienti - utilizzatori di software, caratterizzato da asservimento e dipendenza esclusivi. Anche per questo Microsoft ha dovuto rispondere alla causa antitrust intentata da nove stati americani (c’è anche un contenzioso con l’Unione Europea).
Alfabeti non brevettabili…
La questione che ci dobbiamo porre è questa: il modello di relazione con chi usa i software, si basa sull’assunto che gli alfabeti utilizzati per i prodotti software (gli algoritmi) sono brevettati, quindi diventano prodotti. non solo dà luogo a una posizione dominante, a scapito della libera competizione e dell’efficacia conseguente dei prodotti, bensì crea un effetto di sbarramento nello sviluppo di creatività garantito dal libero scambio e dal libero accesso al mondo degli algoritmi. Da tempo, con il free software e l’open source, è in atto un approccio diverso, aperto e plurale, che, attraverso l’accesso e modificabilità del codice sorgente vede milioni di persone condividere e concorrerre sviluppo di software e applicazioni, passando dalla commercializzazione di “pacchetti” alla creazione di professionalità e imprese produttrici di servizi.
Nemmeno le sequenze genetiche
Qualcosa di analogo accade nella sfera biologica. Anche qui attraverso la brevettabilità le “scoperte” sono fatte passare come invenzioni, con devastanti pratiche di biopirateria a scapito delle conoscenze e della sapienza plurisecolare delle popolazioni che hanno custodito e condiviso specie vegetali con proprietà particolari. Anche qui multinazionali come Monsanto e Novartis attraverso le pratiche transgeniche definiscono e impongono relazioni di asservimento. Ciò che accade nella sfera biologica non riguarda “soltanto” la terra, il primario, l’agricoltura e l’alimentazione: le multinazionali che non hanno concesso ai paesi africani di produrre farmaci anti Aids non brevettati non conserveranno né acquisiranno alcuna percentuale nel mercato dei farmaci in Africa, in compenso hanno condannato a morte 35 milioni di persone. La terra, i corpi e le menti sono i luoghi interessati da questa logica devastante.
Fuori da ogni etica
Brevettare sequenze geniche o segmenti di algoritmi significa avere una concezione proprietaria degli alfabeti della conoscenza, tanto nella sfera biologica quanto in quella antropologica. Qui si riflette la presunzione della hibrys antropocentrica, che non solo vive della separazione tra sapere e sapienza, ma, guidata da logiche mercantili speculative contro ogni curiosità nella ricerca scientifica, mette mano alla natura costitutiva del vivente fuori da ogni etica della responsabilità, tanto verso i cicli naturali quanto verso le future generazioni e quindi fuori da ogni principio di precauzione.
Alleanze inedite
La questione della disponibilità degli alfabeti propone, quindi, inedite alleanze socialmente e geograficamente trasversali in questa nostra piccola terra, dai campi ai piatti, dalle menti ai corpi, dalle reti sociali a quelle virtuali. La chiave digitale nella società della comunicazione, nella società tutta, quindi, non si presenta come un nuovo settore tecnologico ed economico, bensì come nuova natura costitutiva dell’agire umano nel vivente e sta già definendo nuove relazioni sociali, nuove relazioni spazio-temporali, nuove relazioni nella produzione di sapere. La relazione tra mente-corpo-natura che tanto aveva affascinato noi Verdi nelle ipotesi di Bateson quanto il pensiero ecologico in quelle di Morin, per la prima volta appaiono come comun denominatore nei conflitti locali e globali che interessano il pianeta e impattano contro ambiti di regolazione tra interessi particolari potenti e prepotenti quali il WTO, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. Il multiverso di Porto Alegre, anche solo con le sue domande, è bastato a mettere il luce l’impotenza imbarazzata del club esclusivo di Davos. Un altro mondo è possibile
S’avanza un quinto stato con produttori che vogliono viti ogm free, consumatori che vogliono cioccolato con burro di cacao, smanettatori con l’orecchino che insieme a manager in cravatta vogliono sviluppare liberamente software. Se la cultura democratica avrà la capacità di porre la questione della proprietà della conoscenza e dell’ecologia delle pratiche della conoscenza come questioni che devono riguardare la politica e le sue regole, forse Berlusconi e Bush non saranno vissuti come cause ma come effetti. Un altro mondo è possibile non sarà una suggestione generazionale ma un orizzonte degno per la politica e anche per la nuova Costituzione Europea.
Fiorello Cortiana
Senatore