L’Ulivo 2 che sta per nascere punta ad avere un contatto sempre più stretto e diretto con la società civile. Da questo punto di vista i Verdi stanno anticipando un po’ tutti gli altri partiti della coalizione, in modo particolare i Ds
I Verdi sono più un movimento che un partito vero e proprio. Sono importanti perché, con il loro modo di porsi nei confronti del territorio, sono un “ponte levatoio in entrata” per il consenso. Su questo non c’è alcun dubbio. Ma oltre a questo credo serva avere una visione globale, un respiro più lungo, avere capacità progettuali. Insomma, avere alcune caratteristiche, come ad esempio il coraggio dell’impopolarità, che un Verde fatica ad assumere. Questo credo sia il limite della cultura dei Verdi. E’ un difficile equilibrio tra la capacità di raccogliere domande di breve durata e di dare risposte di lunga durata. I Verdi tedeschi sono riusciti in questo, gli italiani no. E, se devo giudicare dal loro leader, sono lontani dall’elaborare un vero progetto politico.
Colpevole è la leadership?
Penso di sì. Quanto accade in Regione Lombardia è un esempio emblematico. Chi è il leader? Carlo Monguzzi. Il fatto che in Consiglio regionale vi sia un esponente dei Verdi molto noto non è sufficiente a dare ai Verdi una visibilità come partito, come movimento. Dov’è il partito dei Verdi? C’è solo Monguzzi con la sua personalizzazione della politica e la sua capacità di muoversi come singolo. L’errore che i Verdi continuano a fare è di non riuscire a creare sinergie mettendo a frutto il lavoro e l’impegno di più soggetti. Credo che se i Verdi non cominceranno a ragionare in quest’ottica, il loro contributo resterà sempre molto limitato.
Nonostante quanto affermi, il successo di Monguzzi cresce di anno in anno grazie soprattutto al suo modo di porsi rispetto alle persone
E’ fuori dubbio. Il bilancio degli ultimi cinque anni si è tradotto in un suo personale successo, ma non del suo partito. Penso, però, che i voti si conquistino se vi è una credibilità del soggetto politico. Il leader dei Verdi si limita spesso a “fare le pulci” a Formigoni e non a progettare con il suo partito una seria alternativa politica al centrodestra. Tutto ciò si traduce in un successo personale e non in quello di lista. Noi Ds, forse, siamo meno attenti e capaci a comunicare, ma contiamo di più, invece, sulla credibilità del soggetto politico.
Qual è il rapporto politico tra Ds e Verdi in Regione Lombardia?
C’è un alto tasso di convergenza. E ciò non sempre è riscontrabile nelle altre realtà locali e nazionali. Il principale collante tra Ds e Verdi in Regione è, indubbiamente, Formigoni. La politica del centrodestra ci riunifica e ci aiuta sulle questioni politiche. Infatti, quando Formigoni fa del “Libro Azzurro” la sua unica politica per l’ambiente è chiaro che noi, come opposizione, abbiamo un terreno di intesa fortissimo. Il bilancio, dunque, è positivo, anche se, una ragione di tensione esiste: i Verdi riescono a dribblarci, con una certa facilità, scavalcandoci nel rapporto con l’opinione pubblica. Monguzzi, molto spesso, appare come il principale oppositore di Formigoni.
Tra i limiti dei Ds vi è quello di concentrarsi troppo sulla comunicazione interna a discapito di quella esterna, l’esatto contrario di quanto fanno i Verdi
Questo è uno dei nostri crucci. I Verdi sono molto più moderni e bravi di noi nel rapporto coi media. Noi Ds siamo più conservatori: abbiamo bisogno di tre riunioni in più e ci portiamo dietro l’idea che occorra fare anche proposte in positivo, che non basta solo criticare. Soffriamo la loro maggior capacità comunicativa, quella stessa che, a volte, li porta però a un minor approfondimento. Noi puntiamo più spesso sulle contro proposte, mettendo in campo ipotesi alternative.
Tra due anni i lombardi saranno chiamati a rinnovare il governo della Regione. Se vincesse il centrosinistra quale sarebbe l’apporto dei Verdi?
Notevolissimo. La giunta Ghilardotti insegna. E’ evidente che, se le urne decretassero una vittoria del centrosinistra, la giunta nascente non potrebbe non avere, nel suo programma, una forte caratterizzazione ambientalista. La ragione è semplice: la Lombardia è la Regione a più alta antropizzazione d’Europa con serissimi problemi di impatto ambientale. La presenza dei Verdi è, dunque, fondamentale perché oggi il problema principale di un governo di centrosinistra è quello di riuscire a conciliare le esigenze d’infrastrutturazioni con un’attenuazione dell’impatto ambientale. Un difficile equilibrio che non si raggiunge senza una forte coscienza ambientalista.
Valentina Ferrari