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Data: 9 dicembre 2007

Antenne. Che fine ha fatto la legge?

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia (BURL) del 02/01/2003 c’è una bizzarra, quanto chiara comunicazione dell’assessore regionale all’ambiente Franco Nicoli Cristiani, che informa su quale sia la normativa di riferimento per quanto riguarda gli impianti per la telecomunicazione e la radiotelevisione. Facciamo un pochino di storia. 11/5/2001 - Con la Legge regionale n.11 la Regione Lombardia emana la propria normativa che governa il settore dei campi elettromagnetici indotti da antenne per telefonini, radio e televisioni. Si parla di limiti di 6 Volt al metro da non superare e di ultragenerali distanze da rispettare. 6/3/2002 – E’ approvato un emendamento dei Verdi che, in ottemperanza al principio di precauzione, introduce un espresso divieto di installazione di impianti entro il limite inderogabile di 75 metri di distanza dal perimetro di proprietà di asili, edifici scolastici, strutture di accoglienza socioassistenziali, ospedali, carceri, oratori, parchi gioco, case di cura, residenze per anziani, orfanotrofi. Alcuni giorni dopo il Governo impugna questo emendamento (diventato parte integrante della legge), innanzi alla Corte Costituzionale. 10/06/2002 - La maggioranza di centrodestra fa approvare la Legge regionale n.12, che rinvia l’applicazione del nostro emendamento all’1/1/2003. La mossa è chiara, la Casa delle libertà spera che nel frattempo la Corte Costituzionale giudichi incostituzionale il nostro emendamento, tornando quindi allo stato di prima. 4/9/2002 - Interviene il Decreto Legislativo n° 198 (Decreto Gasparri), che sostanzialmente dice che le antenne si possono mettere ovunque (tranne sul Duomo di Milano e in poche altri siti). Molte regioni governate dal centrosinistra insorgono contro questo decreto, e alla fine anche Formigoni è costretto a ricorrere alla Corte Costituzionale. 16/12/2002 - Il comitato legislativo della giunta regionale afferma che le norme regionali sono superate dalle norme statali. 2/1/2003 - L’Assessore Nicoli emette una circolare esplicativa dove ribadisce il parere del comitato legislativo e cioè che allo stato attuale delle cose, e fino a pronunciamento della Corte Costituzionale, che chissà se e quando avverrà, la norma di riferimento per l’elettrosmog è il Decreto Gasparri che testualmente prevede che: “gli impianti per telecomunicazione e per radio e televisione sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento”. Questa è la situazione attuale; il decreto Gasparri sembra fatto direttamente dai gestori dei telefonini, ma è purtroppo la legge in vigore; resta da sperare che la Corte Costituzionale riporti in vigore la Legge regionale con il vincolo dei 75 metri. Nel frattempo rimane la mobilitazione dei cittadini, che in assenza di leggi giuste è l’unica garanzia per la nostra salute e anche per la democrazia.
Carlo Monguzzi