Primavera 2004 a Roma, conferenza di lancio del Partito Verde Europeo. Ne parliamo con Monica Frassoni, co-presidente del gruppo Verde al Parlamento Europeo insieme con Dany Cohn Bendit. Franco-tedesco lui, italo-bresciano- belga lei, esprimono già con il loro personale internazionalismo la forte identità europea ed europeista dei Verdi. Monica è cresciuta lavorando col Movimento Federalista e poi col gruppo Verde a Bruxelles, ed è stata eletta europarlamentare in Belgio con gli Ecolos.
Che differenza c’è tra la Federazione dei Partiti Verdi europei, il gruppo Verde europeo di cui sei presidente e il partito Verde europeo che deve nascere?
“Ovviamente il gruppo è solo il gruppo parlamentare dei paesi attualmente rappresentati nel Parlamento europeo, la Federazione che esiste da anni è un coordinamento dei partiti Verdi di molti paesi da Malta alla Bielorussia, compresi quelli che non sono neanche candidati a entrare nella Ue, come quelli della ex Unione Sovietica. Invece il Partito verde europeo di cui stiamo discutendo riguarda i paesi dell’Unione Europea allargata, compresi i 10 nuovi che parteciperanno alle elezioni del 2004 dell’Europarlamento allargato. Attualmente abbiamo europarlamentari di 11 nazioni, ci candideremo in molti più paesi. ”
E quello che nascerà l’anno prossimo sarà proprio un unico partito europeo, uno strumento politico mai visto?
“Siamo certamente più europeisti delle altre famiglie politiche, però non siamo gli unici a parlare di Partito Europeo. Lo stesso Trattato di Nizza riconosce lo statuto dei “partiti europei” e ipotizza un loro finanziamento pubblico. Direi che il processo costitutivo del Partito Verde Europeo è già avviato, e che quella di Roma sarà solo una tappa di verifica, anche se molto importante ai fini della campagna elettorale. Bisogna appunto vedere come va questo processo costitutivo, quanto effettivamente ci sia un punto di vista comune sulle questioni più importanti. Non si tratta di scrivere pagine e pagine di propaganda verde sottoscrivibile in tutti i paesi, ma di fare la stessa battaglia su come si costituisce e si muove l’Unione Europea. Abbiano anche qualche problemino: non è secondario se i tedeschi, i nostri, continuino a dirsi soddisfatti di ciò che emerge dalla Convenzione per la costituzione e l’ingegneria istituzionale europea mentre gli altri no. Più a portata di mano mi sembra l’acquisizione di uno stesso punto di vista sulla globalizzazione, ovvero sul ruolo dell’Europa nella globalizzazione e sulle linee di fondo delle politiche ambientali. Ci sono poi temi di fondo della politica europea sui quali nessun partito nazionale di per sé ha le idee chiare. Mi riferisco in particolare alla Pac, la Politica agricola comunitaria, che si mangia metà del bilancio europeo, e alle regole che si proporranno al vertice del Wto (Organizzazione mondiale del commercio) a Cancan. In questi casi è più facile che sia il nostro lavoro a Bruxelles a ‘dare la linea’ a tutte le realtà politiche verdi.”
Partito Verde Europeo significa che un cittadino si iscrive direttamente al partito europeo saltando quello nazionale?
“Questo è uno dei temi ancora aperti e più dibattuti. In ogni caso per le elezioni europee dell’anno prossimo intendiamo presentarci come qualcosa di più di un gemellaggio tra partiti fratelli. Le teste di lista dovranno costituire un vero e proprio team di candidati europei che girano insieme per i vari paesi ed esprimeremo anche un nostro candidato Presidente della Commissione, insomma il successore di Prodi.”
La situazione dei Verdi in Europa è sempre quella che li vede in forma nei paesi centro- settentrionali e debolissimi nel Mediterraneo?
“Ultimamente siamo preoccupati per la situazione di crisi in cui versano i Verts francesi dopo la sconfitta elettorale, non solo loro ma di tutto l’ex-governo. Non hanno preso il 5%, non hanno più finanziamenti pubblici, al loro interno ha preso il sopravvento una linea un po’ minoritaria che rischia d lasciarli senza alleanze e quindi senza eletti, in base alle regole francesi. In compenso qualche speranza c’è in Spagna con le amministrative che dovrebbero andare male per i popolari di Aznar. Il leader dei Verdi spagnoli Mendeluze si presenta candidato sindaco a Madrid, soprattutto per preparare le europee.”
C’è chi dice che i Verdi sono una fase ormai superata dell’ambientalismo politico e che il futuro è la componente ecologista della socialdemocrazia. Che ne dici?
“Questo potrebbe essere vero se fossimo riusciti in questi anni a permeare e a cambiare veramente la mentalità socialdemocratica. Ma non è così e non solo adesso per l’Iraq di Tony Blair. I socialisti europei sono i nostri alleati più frequenti, ma guai se fossimo legati a filo doppio, privi di autonomia. Su questioni come le infrastrutture e le biotecnologie, ma anche, spesso, su diritti civili e singoli aspetti di politica internazionale, i socialisti o socialdemocratici sono ancora conservatori o sviluppisti e ci capita a volte di dare loro battaglia insieme a gruppi politicamente più lontani”.
Paolo Hutter