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Data: 9 dicembre 2007

Ticket sanitari. Scaricati sugli ammalati

La maggioranza di centro-destra, con un recente provvedimento concede un leggero sconto agli ammalati cronici, ma lo recupera aumentando il ticket sulle prestazioni ambulatoriali e conferma, così, la sua volontà di scaricare il costo dei servizi sulle spalle dei cittadini. Su questo è inflessibile e determinata. Ma occorre chiedersi, perché abbia sfidato una così massiccia impopolarità con la rozza reintroduzione dei ticket sanitari. Impopolarità misurata dalla petizione organizzata dall’Ulivo e Rifondazione, che in poche settimane hanno raccolto più di 250 mila firme contro l’odiosa tassa sui malati. Ciononostante la giunta non poteva fare altro, hanno detto i vari esponenti del centrodestra. “L’abbiamo fatto con gran rincrescimento”, ha affermato l’assessore regionale al bilancio Romano Colozzi nella trasmissione televisiva “Mi Manda Rai 3”, bombardato da strazianti testimonianze telefoniche d’ammalati cronici che, oltre alle sofferenze derivate dal loro stato, sono ora ulteriormente oppressi dall’aumento del costo delle medicine e delle prestazioni.
Quando la destra stanga
Nell’agosto 2001 e in rapporto all’allargamento delle competenze regionali (la cosiddetta devolution) le regioni, pur nel quadro dei cosiddetti livelli d’assistenza, potevano, al fine di produrre dei bilanci in pareggio utilizzare o l’incremento del prelievo IRPEF o processi di razionalizzazione o autonomamente reintrodurre la cosiddetta partecipazione alla spesa (ticket). Per quanto riguarda la cosiddetta assistenza farmaceutica territoriale, il grosso incremento si è verificato nel 2001 (30%), mentre l’incremento del 2002 è intorno al 5%. I disavanzi del 2001 (circa 343 milioni di euro) vengono coperti con l’aumento del prelievo IRPEF. Nel 2002 il gettito da questa sovrattassa viene mantenuto, ma non basta, e allora nell’aprile 2002 si procede al delisting (ovvero lo stralcio di alcune medicine dall’elenco di quelle a carico parziale o totale della Regione), infine nel dicembre si varano i nuovi pesanti ticket su farmaci e pronto soccorso per rastrellare ulteriori 300 e rotti milioni di euro. Se si presta attenzione alla cronologia, si può notare come sia falso che l’incremento della spesa farmaceutica è il motivo della reintroduzione del ticket, in quanto l’incremento abnorme del 2001 era stato sanato con il prelievo IRPEF.
Lombardi farmaco-dipendenti?
Non sembra che i cittadini lombardi siano grandi consumatori di farmaci. Secondo i dati relativi alla spesa procapite del 2002 (primi nove mesi), un lombardo mediamente spende 148,7 euro (135 Lodi – 165 Milano città), ben al di sotto della media nazionale. La spesa farmaceutica è circa il 14% del fondo sanitario regionale, non lontano, dunque, dalla percentuale (13%) indicata come obiettivo dall’accordo Stato Regioni. Se si proietta il dato parziale su tutto il 2002 è prevedibile che nell’anno passato la spesa individuale sarà di circa 200 euro. I nuovi ticket (delibera dicembre) costano ad ogni lombardo mediamente 27 euro, per complessivi 250 milioni di euro. Il dato medio non deve ingannare: cronici e malati costretti a prendere medicine sono sempre una piccola fetta della popolazione lombarda, alla quale tocca pagare una grossa cifra mensile. Il ritocco di marzo, sembra ridurre quest’apporto di circa 30 milioni di euro subito bilanciato dall’incremento dei ticket sulle prestazioni ambulatoriali.
Una sanità senza ticket è possibile
Era questa l’unica strada possibile per porre sotto controllo la spesa farmaceutica omeglio garantire i farmaci a chi ne ha effettivamente bisogno? La giunta poteva (come hanno fatto altre regioni che hanno evitato la facile strada del ticket), sulla massa di informazioni che puntualmente rileva e possiede, monitorare, controllare ed orientare la spesa, predisponendo linee guida di prescrizione o aumentando la distribuzione diretta dei farmaci agli ammalati cronici o bisognosi di cure continuative e costose. Non l’ha fatto, e ha scelto di reintrodurre i ticket, togliendo le esenzioni che esistevano per gli ammalati cronici nel 2000. Ora, in marzo, ha attenuato l’onere per loro, ha aggiunto qualche categorie a quelle aventi diritti all’esenzione, ma rimane l’iniquità delle scelte di politica sanitaria di questa giunta: non garantire i livelli assistenziali a chi ne ha particolarmente bisogno, ma, anzi, puntare sui grandi e obbligati consumatori per ridurre il disavanzo della spesa sanitaria.
Più polizze per tutti
Solo per questo o dietro c’è una più complessa e inconfessabile strategia? In verità se si esamina il documento programmatico del 2001 e si legge tra le righe del Piano sanitario, l’obiettivo appare abbastanza esplicito: procedere alla profonda mutazione genetica del sistema sanitario lombardo a base universale e solidaristica verso un sistema strutturato in tre fasce di tutela ( fascia A che garantisce i livelli minimi di assistenza basato sul finanziamento pubblico, fascia B che include livelli di assistenza ulteriori coperta da un sistema mutualistico obbligatorio e fascia C per ulteriori prestazioni garantite a chi può permettersi una copertura assicurativa volontaria). Sotto questa luce, la rozzezza e la confusione rimproverata alla giunta nell’adottare questi provvedimenti da alcuni saggi e benevoli commentatori, ha, invece, una sua logica: comunicare a tutti che non è più possibile una copertura universale e solidale dei rischi sanitari, e che se vogliono tutelarsi in futuro dovranno pagarsi a parte costose polizze assicurative. Ecco perché, un colpo oggi, un colpo domani stanno smantellando il servizio sanitario regionale, o meglio non si preoccupano proprio che questo servizio garantisca l’equità nella tutela, in rapporto ai bisogni sanitari individuali.
Aldo Gazzetti