Data: 17 marzo 2008
Papavero sonnifero/Il giardino degli aromi
Da Ecoappunti, - 17 marzo 2008
E’ pesante il bocciolo che spinge il fusto eretto, alto, poco ramificato a inclinarsi verso terra- Quando il bocciolo si schiude, però, lo stelo si raddrizza e un grande fiore bianco e con sfumature bluastre, un alone scuro all’interno, si apre con il suo denso profumo soporifero e fa del campo insieme agli altri fiori aperti una distesa di meraviglia. La pianta annuale cresce felicemente quando le estati nelle alte montagne d’Europa e d’Asia inondano l’aria di luce dove il cosmo appare più vicino e lontano dalle paludi e dalle ombre delle foreste dei tropici, ove la natura vive in modo molto terrestre la sua lussureggiante vitalità, e dove i liquidi ingigantiscono fiori e frutti con contorni ben definiti e concreti.
Qui, vicino al cielo e nella luminosità eterea l’acqua - che è un elemento significativo per tutte le papaveracee, erbacee morbide e annuali, con foglie molto frastagliate ma poco importanti - prende la consistenza del lattice, elemento che tende a sfumare i contorni e la corporalità della pianta, e sfuma anche la consapevolezza di chi ricerca antiche legami immaginativi non solari. Dopo la fioritura suggestiva ma breve, si formano capsule – che vengono incise ancora immature - e poi il liquido che rimane invece nella pianta evapora a contatto con aria e luce.
Quando si formano, i semi sono ormai asciutti e privi di tossicità fino a quando cadranno per terra e con l’acqua e la germinazione torneranno ad avere una forte natura alcaloide.
Quando dopo l’estinzione dei dinosauri e in nuove condizioni climatiche sempre più numerose si svilupparono le Angiosperme , in una evoluzione più raffinata ricche di fiori colorati e profumati, le piante non dovevano più proteggersi con l’imponenza strutturale dai grandi erbivori divoratori e allora non percepibili e insidiose sostanze organiche naturali furono prodotte da alcune specie, e alcune di queste sostanze sono proprio gli alcaloidi. E forse questa è una delle risposte al perché della formazione di simili sostanze. Ma altre risposte più sottili ci vengono date dalla particolare natura del metabolismo di piante come il papavero sonnifero e dalla loro alchimia che rifugge da spiegazioni forse un po’ meccanicistiche. E’ la consistenza alchemica della linfa incantata dal contatto con un cosmo lucente che attenua e cancella il mondo del dolore e rende insensibile il corpo alla forzosità di qualsivoglia fatica. Le fantastiche proprietà dell’oppio erano conosciute da tempi antichissimi poiché le difficoltà si dissolvono nel sonno senza sogni.
Aurora Betti
Ilgiardinodegliaromi@libero.it