Da Ecoappunti, - 17 marzo 2008
L’entrata in vigore ad aprile del D.Lgs 152/06 porta ad una serie di cambiamenti sulla politiche di settore, a partire dagli obiettivi di raccolta differenziata che superano oltre quanto imposto, 10 anni fa, dal decreto ‘Ronchi’. Oggi, questi, sono apparentemente ambiziosi ma perseguibili: 40% entro il 2008 (Finanziaria dello Stato 2007); e 65% entro il 2012 (D.Lgs 152/06).
La Lombardia si presenta in linea con gli obiettivi della Finanziaria in quanto la sua percentuale di RD (43,9%) ci colloca tra le regioni virtuose: complessivamente l’impegno dei Comuni continua a produrre risultati, tanto che in classifica quelli virtuosi quest’anno sono ben 687 (80 in più dell’anno scorso), tuttavia non va dimenticato che sul nostro territorio esistono situazioni provinciali abbastanza critiche e ormai inaccettabili (nelle province di Pavia e Brescia in particolare).
Oltre a puntare l’attenzione sulla necessità di un impegno volto al raggiungimento su tutto il territorio regionale degli obiettivi di legge, con questa edizione di Comuni Ricicloni vogliamo concentrarci sulla prima delle cosiddette ‘quattro R’ (Riduzione, Riuso, Riciclo,
Recupero) dichiarate imperative per il sistema della gestione dei rifiuti: quella sicuramente più disattesa, ovvero la R di Riduzione.
L’Unione Europea, sin dalla prima direttiva sui rifiuti del 1975, ha fatto della riduzione dei rifiuti un obiettivo fondamentale da raggiungere per renderne sostenibile la gestione. Nonostante la buone intenzioni, sia a livello europeo che nazionale, i cambiamenti necessari a diminuire la produzione di rifiuti non sembrano avere avuto un riscontro pratico.
Forse applicare il principio di riduzione senza avere degli obiettivi fissati per via legislativa non permette alle amministrazioni locali, alle Province e alle Regioni di passare dalla propaganda all’azione.
E’ necessario pertanto adottare misure in grado di incidere fin dalla fase dell’origine e della progettazione del prodotto, sviluppando strategie che riconsiderino i cicli produttivi e distributivi, fino ad intervenire sui consumi finali. La riduzione dei rifiuti può essere messa in atto a livello locale, ma deve essere supportata da un cambiamento sia nella sfera produttiva che in quella degli di stili di vita: per ridurre la produzione pro-capite di rifiuti è fondamentale agire su più fronti coinvolgendo i cittadini e creando sinergie positive con la grande distribuzione e le industrie. La realizzazione di programmi di riduzione deve essere quindi supportata da strumenti normativi (obblighi legislativi), economici (tasse, tariffe e incentivi) e di comunicazione. Da non sottovalutare infine che una minore produzione di rifiuti corrisponde ad una diminuzione dei costi che una comunità si trova costretta ad affrontare per il corretto smaltimento.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, oltre a considerare i risultati raggiunti in termini di percentuale, le amministrazioni locali non possono trascurare la qualità dei materiali raccolti. Innanzitutto per poter contare sui contributi economici legati al conferimento dei materiali agli impianti e in secondo luogo per favorire la valorizzazione dei rifiuti prodotti, trasformandoli in nuove risorse da utilizzare per la realizzazione di beni che trovano collocazione sul mercato.
I temi del cambiamento climatico e l’esigenza della parsimonia nella dissipazione di risorse non rinnovabili rendono ormai imperativo l’obiettivo dell’ecoefficienza, per le imprese come per le amministrazioni pubbliche.
Damiano Di Simine,
Presidente Legambiente Lombardia