Data: 17 marzo 2008
La Costituzione regionale. Lo Statuto dell’Autonomia
Da Ecoappunti, - 17 marzo 2008
La Lombardia dovrebbe avere a metà maggio la sua nuova Carta fondamentale, che prenderà il posto di quella entrata in vigore nel 1971. Dopo sette anni dalla modifica del titolo quinto della Costituzione, quella che ha introdotto il federalismo nell’ordinamento italiano, e dopo un richiamo della Corte costituzionale per il mancato adeguamento della fonte primaria delle leggi regionali, si colma un vuoto legale pericoloso, senza però soddisfarci
Il Consiglio regionale ha approvato in prima lettura il nuovo Statuto della Lombardia. Dopo sette anni di colpevole ritardo era lecito aspettarsi di più da un testo che avrebbe dovuto rappresentare la capacità innovativa della Lombardia e la sua proiezione verso il futuro, diventando un punto di riferimento per tutti i cittadini.
Certamente sono state annullate le mire della Lega Nord che voleva farne il primo statuto padano, e passi in avanti sono stati mossi nel rapporto tra Consiglio, organo rappresentativo dei cittadini, e Giunta. Ma nel testo approvato il Presidente ha mantenuto troppi poteri, e ne è dimostrazione il fatto che, se Formigoni deciderà dopo le elezioni politiche di lasciare il Pirellone per accomodarsi sugli scranni del Senato, il Consiglio dovrà sciogliersi e i lombardi tornare alle urne dopo solo due anni e senza motivazioni.
Il presidenzialismo monarchico alla lombarda, questo è il nodo centrale. In nessun paese al mondo le dimissioni del Capo dell’Esecutivo determinano lo scioglimento del Parlamento.
Manca inoltre nello Statuto una scelta chiara e netta sulla prospettiva istituzionale federalista: federalismo solidale o centralismo regionale? Aver ottenuto, grazie ad un emendamento presentato dai Verdi e approvato dall’aula, l’inserimento nel testo dell’esplicito riferimento alla protezione della biodiversità e alla promozione del rispetto per gli animali, non è sufficiente per dare un giudizio positivo allo Statuto. Così come non è sufficiente l’approvazione degli emendamenti a tutela della libera concorrenza, per i diritti dei consumatori e per la stabilità del lavoro.
Siamo in Lombardia, terra dove la laicità è sfregiata giornalmente persino nelle nomine ospedaliere. Il riflesso nello Statuto è stato conseguente. Così come sono stati sottovalutati i nuovi diritti di cittadinanza: l’accesso al sapere innanzi tutto. Per queste ragioni il voto dei Verdi e della Sinistra Arcobaleno non ha potuto essere favorevole.
L’astensione non boccia lo Statuto ma ne sottolinea le criticità in vista della seconda approvazione, prevista per metà maggio e necessaria perché la Carta entri in vigore. Se Formigoni, per quel tempo, avrà deciso di rimanere in Lombardia per difendere il proprio fortino di clientele e potere lo Statuto avrà forza di legge, qualora, invece, il Celeste dovesse prendere il volo per Roma, e dovesse quindi dimettersi, dovremo rifare tutto da capo. A meno che la “vita” del Presidente sia slegata da quella dell’Assemblea con una Legge Costituzionale votata dal Parlamento Italiano. Se il Consiglio regionale dovesse approvare una proposta in tal senso, da inviare al Parlamento nazionale, dovremo e potremo valutare anche il voto favorevole allo Statuto in seconda lettura.
Paolo Fassina