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Data: 17 marzo 2008

Cambiamenti climatici/Dopo Bali che si fa?

Da Ecoappunti, - 17 marzo 2008

Si sta andando verso il Protocollo di Kyoto 2, mentre l’applicazione del primo accordo internazionale per la riduzione dei gas, CO2 in testa, causa dei cambiamenti climatici è lenta e trova molte difficoltà e contraddizioni
Molto è stato detto e scritto a proposito delle conseguenze dei cambiamenti climatici su tutti gli aspetti della nostra vita, dal punto di vista economico, sociale, sanitario ed esistenziale complessivo. L’allarme è lanciato, ma spesso a questa consapevolezza diffusa non fa riscontro altrettanta linearità a livello di chi deve prendere le decisioni che possono determinare i reali cambiamenti. Attorno a questo nodo si svolgono aspre battaglie in occasione degli incontri internazionali organizzati periodicamente per definire linee operative che affrontino il problema in termini coordinati e globali. Battaglie che spesso sfociano in accordi che, però, faticano terribilmente a trovare una reale applicazione. Il Protocollo di Kyoto lamenta un alto tasso di disattenzione da parte di molti paesi che lo hanno sottoscritto, senza dimenticare che molti dei principali responsabili delle emissioni a livello planetario non lo hanno firmato, Stati Uniti in testa. Nel 2006 si è tenuta la Conferenza di Nairobi e nel 2007 quella di Bali. La Provincia di Milano, e in particolare l’assessore al territorio, parchi e Agenda 21 Pietro Mezzi, hanno da sempre considerato decisivi questi temi, dedicando a questo dibattito internazionale una serie di iniziative. È dello scorso gennaio l’ultimo incontro, organizzato a Milano dall’assessore Mezzi, per valutare le conclusioni approvate a Bali e le scelte dell’Italia per mettersi al passo. Un momento di importante approfondimento con il contributo del sottosegretario all’Ambiente sen. Gianni Piatti, del ricercatore Apat Domenico Gaudioso e dl giornalista Paolo Hutter. È stata ricordata una recente delibera del Cipe dello scorso dicembre che, per recuperare il ritardo nel raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, individua nei settori della mobilità, dell’edilizia scolastica e dell’agricoltura e nella promozione dell’ecoefficienza nei consumi industriali e civili gli ambiti nei quali definire le misure per avvicinare gli obiettivi di riduzione previsti dall’impegno. Ma il clou della serata è stata l’illustrazione di quanto deciso nel corso della Conferenza di Bali. L’agenda di lavoro approvata prevede un negoziato entro il 2009 – dopo gli appuntamenti di Poznan e Copenhagen – per dare corpo a un accordo entro il 2012. Il Piano di Azione prevede: obiettivi di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati, basati sui principi della comparabilità degli sforzi e del rispetto delle circostanze nazionali; azioni di mitigazione dei paesi in via di sviluppo nel contesto dello sviluppo sostenibile e con adeguato supporto tecnologico e finanziario; interventi contro la deforestazione. Ma il compromesso raggiunto a Bali non ha permesso di inserire, come richiesto dall’Unione europea, indicazioni precise sulla quantità di riduzioni di emissioni richieste ai paesi industrializzati. Insomma, luci e ombre come sempre in questi difficili negoziati internazionali. L’obiettivo è un accordo globale a partire dal 2012 che includa la riduzione delle emissioni e della deforestazione, l’adattamento ai cambiamenti climatici, il trasferimento di tecnologia e che coinvolga tutti i paesi: chi ha ratificato l’accordo di Kyoto, chi non lo ha fatto e i paesi in via di sviluppo. È corretto dire che le prospettive sono incerte, ma molto dipenderà dal ruolo di traino che i paesi dell’Unione europea – attuando appieno gli impegni di Kyoto – potranno svolgere nei confronti delle altre nazioni.