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Data: 10 dicembre 2006

Venduto all'edilizia - Il territorio bucato

Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2006

La provincia di Bergamo ridotta ad un colabrodo e non é ancora finita. Le audizioni in Regione per il Piano Cave sono state un vero e proprio “ mercato di cubature”: da una parte i cavatori che non perdevano occasione per richiedere ampliamenti degli Ambiti Territoriali Estrattivi (Ate), dall'altra la quasi totalità degli amministratori locali che amando il proprio territorio, cercavano di difenderlo dalla speculazione e si dichiaravano a gran voce contrari al Piano Cave così come congeniato

In questo panorama desolante, una sola nota positiva, conquistata anche grazie all'azione (e alla pressione) dei Verdi: la Giunta regionale ha recentemente deliberato l'obbligatorietà della Valutazione d'impatto ambientale (Via) per tutti i nuovi Piani cave. Un primo passo nella direzione della salvaguardia del territorio, in molti casi già gravemente compromesso dall'incuranza della Giunta Formigoni che per anni non ha predisposto gli studi sull'impatto delle singole cave sull'ambiente circostante, contravvenendo peraltro alle normative comunitarie e nazionali. Uno strumento in più – ma non è ancora abbastanza – per salvaguardare e la tutela del territorio, messa continuamente in pericolo dalle richieste delle lobby di cavatori, senza che siano chiari i fabbisogni reali del settore così come non è stato esplicitato dalla Giunta regionale a quali opere pubbliche dovrebbe far fronte l'aumento richiesto dalla stessa in capo ai volumi totali estraibili. L'esempio di Pontirolo è emblematico: il paese, martoriato nella sua storia di buchi riempiti poi dai rifiuti, in un'originale combinazione di cave e discariche, è un Comune di 10 chilometri quadrati, di cui uno di cave. Il nuovo Piano stabilisce che il 15% dell'intero approvvigionamento della provincia venga coperto, ancora una volta, qui.
Il fabbisogno di sabbia e ghiaia era già stato sovrastimato dalla Provincia, e la Giunta ha inserito d'ufficio la proposta di altri nuovi Ate invece che prevedere lo sfruttamento di quelli già esistenti fino ad esaurimento. Il risultato è che la localizzazione degli Ate prevista dall'attuale Piano va ad insistere su porzioni di territorio già gravemente compromesse: mancano studi sulla viabilità e sull'impatto che le cave hanno su aree anche pregiate, ad esempio quelle a ridosso dei fontanili (Caravaggio, Antegnate e Casirate d'Adda).
Mentre stiamo andando in stampa, una nuova audizione affronta anche uno degli Ate più impattanti: Caravaggio. La Giunta Regionale ha deciso di aggiungere al Piano predisposto e approvato dalla Provincia altri tre milioni di metri cubi. Un problema non solo di Bergamo, un incudine nella provincia di Cremona che rischia di prosciugare i fontanili per l'irrigazione della Bassa Lombardia. Il Comune di Caravaggio è ambiguo, consorzi, associazioni e tutti gli altri, Cremona in testa, contrari.
L'auspicio a questo punto non può essere che uno, ovvero che il Piano Cave così confezionato “parli” al territorio: la Via sui singoli Ate non basta in un territori gravati da antropizzazione e infrastrutture e solo una Valutazione Ambientale Strategica (Vas) può determinare uno sviluppo sostenibile.