Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2006
La consultazione pubblica sull'introduzione degli organismi geneticamente modificati (ogm) nella filiera alimentare “s'adda fare”. E a “benedire” l'iniziativa promossa dal Consiglio dei Diritti Genetici (Cdg) prevista per la prossima primavera, è stato lo stesso Presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha risposto positivamente, venerdì 1° dicembre, ad una delegazione composta da Mario Capanna (Presidente Cdg) Paolo Bedoni (Presidente Coldiretti), Giuseppe Politi (Presidente Cia), Vincenzo Tassinari (Presidente Coop Italia)
L'idea di aprire un dibattito nazionale non ha solo l'obiettivo di capire il parere degli italiani sul problema specifico delle agrobiotecnologie: numerosi sondaggi che hanno coinvolto campioni rappresentativi dell'intera popolazione hanno da tempo e più volte mostrato, da parte della maggioranza degli intervistati, un rifiuto netto rispetto all'uso e al consumo di ogm. I cittadini non sono disposti ad accettare dei rischi perché l'assunzione dei costi derivanti dalla messa a coltura delle piante transgeniche sembra non avere una contropartita in termini di benefici per l'ambiente e per la salute.
La società
Il coinvolgimento della società, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe, invece, consentire più propriamente una svolta democratica rispetto alle modalità di gestione dell'innovazione tecnologica affinché sia ristabilito un patto di fiducia, ormai compromesso, tra la scienza e la società. Non di un semplice sondaggio si tratta, quindi, ma della costruzione di una nuova modalità di partecipazione democratica. Una partecipazione capace di mettere in discussione un potere tecnocratico che non tiene conto delle istanze sociali e che è legato a doppio filo con i poteri forti dell'economia mondiale. Una partecipazione che non si limiterà a far emergere posizioni manicheiste sulla questione ogm, ma che promuoverà una riflessione ampia su un modello di sviluppo condiviso e realmente sostenibile.
Futuro agroalimentare
Il dibattito pubblico sugli ogm si inserisce, infatti, in un progetto più ampio esemplificato dal manifesto «L'agroalimentare cuore strategico dello sviluppo» sottoscritto da una molteplicità di soggetti che rappresentano la filiera produttiva agroalimentare (agricoltura, moderna distribuzione, artigianato, piccola e media impresa, consumatori) insieme al mondo dell'ambientalismo e della ricerca (biologi, economisti agrari). Partendo dalla consapevolezza di non poter proseguire, come sostengono i sostenitori del biotech, sulla strada tracciata dall'agricoltura industriale, perché questa distrugge la fertilità dei suoli e la biodiversità, consuma energia non rinnovabile, produce cibo di scarsa qualità, inquina gli habitat naturali ed elimina il tessuto sociale rurale, i firmatari del manifesto hanno indicato una direzione alternativa per lo sviluppo del settore agroalimentare italiano.
E hanno chiesto al governo italiano che i cittadini siano messi nelle condizioni di poter contribuire in maniera attiva alla definizione e realizzazione di un modello agroalimentare sostenibile. L'approccio è assolutamente rivoluzionario, quindi, perché ribalta completamente la logica dominante, in base alla quale solo gli esperti hanno voce in capitolo nella fase in cui devono essere “valutati” i rischi e solo i rappresentanti politici, o peggio i burocrati della politica, hanno un ruolo nella fase di “amministrazione ” dei rischi.
Consumatori senza parola
Gli unici che non hanno avuto, finora, una reale possibilità di esprimersi sono proprio coloro che questi stessi rischi devono subirli senza alcuna libertà di scegliere, perché se li ritrovano direttamente nel piatto e nell'ambiente in cui vivono. Eppure, paradossalmente, è proprio in nome della “libertà” che si cerca di favorire la diffusione degli ogm: l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), difendendo le posizioni di Usa, Canada e Argentina contro la (ex) moratoria europea sugli ogm, con un rapporto di ben 1050 pagine ha spiegato (evidentemente nel dettaglio!) i motivi per cui la libertà commerciale non può essere messa in pericolo da una opposizione immotivata e irrazionale ad un prodotto tecnologico mentre la Commissione Europea , difendendo la libertà di chi vuole optare per il biotech, cerca di introdurre soglie di contaminazione “legalizzate” nel nuovo regolamento dell'agricoltura biologica.
Insomma, attualmente chi vuole imporre a tutti i costi le agrobiotecnologie (la minoranza) sembra decisamente più libero, e più rappresentato, di chi (la maggioranza) vorrebbe fosse applicato il principio di precauzione. Contro questa libertà parziale, i firmatari del manifesto “L'agroalimentare, cuore dello sviluppo” propongono un approccio radicale capace di ristabilire un principio democratico e di restituire centralità ai cittadini e alla politica.
Modello Italia
Il dibattito pubblico italiano si candida ad essere un modello perché capace di superare i limiti delle esperienze fatte in altri paesi: in Svizzera, dove attraverso un referendum i cittadini hanno potuto esprimere semplicemente un parere positivo o negativo rispetto all'introduzione di ogm e in Inghilterra, dove la posizione emersa dall'interlocuzione con i cittadini non ha trovato riscontro nelle politiche governative. Quello che si propone in Italia è una partecipazione pubblica basata sul principio della reciprocità, con cittadini non semplici fruitori di informazioni, ma portatori di conoscenze, e in cui le istanze espresse possano divenire la base delle scelte istituzionali e il motore di una ricerca scientifica, finalmente condivisa.