Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2006
In tarda primavera i grandi corimbi bianco avorio spiccano sui rami che scendono verso il basso e formano come degli archi magici. E' popolato dagli spiritelli abitanti dei boschi, il sambuco, significativo cespuglio, certamente antico quanto l'uomo che ha sempre seguito negli insediamenti, e lì restava quando le case venivano abbandonate. Coltivato appositamente nei monasteri e intorno alle fortezze e negli orti dei villaggi poiché la sua particolare resistenza dava un senso di protezione. Il movimento a sfera del suo essere, i fiori ad ombrella, i polloni che si allungano in pochi mesi di 3- 4 metri , l'arco che essi formano e che sembrano tutto avvolgere è come una grande respirazione celeste che si combina con la forza terrestre di un arbusto che risorge continuamente anche quando viene tagliato: i fiori con un alto contenuto di zolfo sono un po' stordenti nel profumo come tutte le caprifoliacee e sono un aiuto – usati nelle tisane – per la respirazione umana e l'attivazione della circolazione, così come è tutto circolatorio il respiro del grande arbusto nella sua essenza e nella sua forma vegetale.
Nella tradizione veniva considerato la farmacia divina perché tutta la pianta - germogli, fiori, foglie, bacche, midollo, corteccia, e radici - era usata in erboristeria, ed è tuttora usata per le sue proprietà depurative, diuretiche, emollienti e sudorifere. In autunno le bacche maturano lucide, nere e succose, zuccherine e un po' acquose e anche un po' purgative. Con esse si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni dei bronchi. Cibo ricercatissimo per gli uccelli fino a dicembre ed oltre, a volte. Aiuta il compostaggio a formarsi per le escrezioni delle sue radici e ama anche fogliame e tutto ciò che nel bosco cade ai suoi piedi e gli fornisce un buon humus. Ricchissimo di linfa zuccherina e sovrabbondante di fiori, il sambuco ama l'acqua, segue fossi e siepi e restituisce all'aria l'umidità traspirando vapore e contribuendo quindi a formare un habitat piacevolissimo intorno a sé. Richiama allora elfi e bionde e dorate fate come raccontano le leggende tedesche, ma sicuramente concretissimi abitanti visibili o eterei esseri: suonano i rami svuotati dal midollo come magici flauti che riportano serenità e armonia.
Sgorga la dolcezza del sambuco da ogni suo organo e dalla totalità della sua esistenza, non ci meravigliamo dunque se un tempo veniva usato per accompagnare con fiori foglie e bacche e rami un soave e leggerissimo attraversamento delle acque per l'ultimo umano viaggio.