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Data: 10 dicembre 2006

Infrazioni lombarde L'Europa contro Formigoni

Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2006

Dodici procedure per irregolarità aperte dall'Unione europea nei confronti dell'Italia in materia ambientale per colpa delle inadempienze della Regione Lombardia. Un numero significativo se si pensa che il totale delle sanzioni ambientali aperte ammonta a ottanta. Vantiamo, quindi, il triste record di essere più o meno direttamente responsabili di una infrazione ambientale ogni sette attribuite al nostro Paese.

Dalle discariche di rifiuti tossici in provincia di Milano , a Rodano-Pioltello, su cui potrebbero arrivare 10 milioni di euro di multa, alla mancata Via (Valutazione Impatto Ambientale) sui Piani cave, fra cui quello di Brescia, dagli scarichi non depurati in provincia di Varese, alla caccia in deroga che permette di sparare a volatili protetti dalle direttive europee.
Il quadro delle infrazioni è stato elaborato dai Verdi in Regione Lombardia , in collaborazione con il Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo co-presieduto dall'eurodeputata Monica Frassoni. “Siamo favorevoli a un maggior federalismo – dicono i consiglieri regionali Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro – ma ciò deve avvenire nel pieno rispetto delle direttive comunitarie. Se il presidente Formigoni chiede più potere per poter continuare a violare le norme ambientali imposte da Bruxelles continuerà a ricevere la più ferma opposizione dei Verdi.”

La lista delle violazioni potrebbe allungarsi, dato che è ancora allo stato di valutazione l'esposto dei Verdi per le violazioni registrate in Lombardia della direttiva sulle Pm10. “Le infrazioni potrebbero trasformarsi presto in multe molto salate che l'Italia dovrà pagare a Bruxelles – dicono ancora Monguzzi e Saponaro. Se poi dovesse passare la riforma proposta giustamente dal governo Prodi e ora all'esame del Parlamento, le violazioni delle normative comunitarie e le eventuali sanzioni saranno pagate direttamente dalle Regioni responsabili delle infrazioni. Per le inadempienze della giunta Formigoni pagheranno quindi i lombardi, che potrebbero vedersi aumentare ulteriormente l'aliquota Irpef o il ticket sulle prestazioni sanitarie”.
L'elenco delle infrazioni

• Caccia alle specie di volatili protette in deroga alla “direttiva Uccelli” consentita da Regione Lombardia. In questo caso l'iter è al secondo grado.

• La discarica di nerofumo di Rodano, nel milanese. L'iter si è concluso, molto probabilmente scatterà la multa di 10 milioni di euro. Lo deciderà entro la fine di dicembre la Corte di Giustizia europea.

• Mancato trattamento con corretta depurazione delle acque reflue urbane in provincia di Varese. Concluso l'iter relativo alla richiesta di informazioni e di adeguamento alle direttive, il caso è ora pendente davanti la Corte di Giustizia europea.

• Non corretta Valutazione di impatto ambientale su un progetto di grande Centro commerciale a Monza: l'iter è al primo livello di richiesta di informazioni

• Mancata Valutazione di impatto ambientale per il progetto di strada urbana a Milano ( la Gronda Nord ): l'iter è al secondo livello.

• Mancata Valutazione d'impatto ambientale per la realizzazione della terza linea dell'inceneritore di Brescia: l'iter riguardante la richiesta di informazioni e di adeguamento alle normative europee si è concluso. Il caso è attualmente davanti alla Corte di giustizia europea.

• Mancata Valutazione di incidenza, nel caso della realizzazione delle piste da sci in Valtellina, per le Zone sottoposte a protezione speciale (Zps): dopo la prima fase l'Italia è stata deferita davanti alla Corte di giustizia europea.

• Mancanza di Valutazione di impatto ambientale per il progetto di inceneritore di Corteolona (Pavia) e per la centrale idroelettrica in Val Masino (Sondrio): in entrambi i casi siamo al primo grado della procedura.

• Cattiva gestione del livello delle acque del Lago d'Idro regolamentato dall'ente gestore, che impatta sul Sito di interesse comunitario (Sic): anche in questo caso la procedura è al primo stadio.

• Mancata Valutazione di impatto ambientale per i piani cave, tra cui quello di Brescia: anche in questo caso la procedura è al primo livello.
Alcuni dettagli sulle infrazioni
Tra le violazioni della normativa c'è la mancata designazione di un numero sufficiente di zone di protezione speciale (Zps) ai sensi della direttiva 79/409 (la cosiddetta direttiva “Uccelli”). Tale procedura si è conclusa con una condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia del Lussemburgo nel 2003, ma dal momento che lo stato (e le regioni italiane, tra cui la Lombardia) non si sono conformati alla sentenza la Commissione europea prosegue, ai sensi dell'art. 228 del Trattato, la propria azione con una procedura che, se nulla cambia, si chiuderà con una pesantissima sanzione pecuniaria (un minimo di quasi 10 milioni di euro) per il nostro Paese. In Lombardia sono almeno 25 le aree importanti per l'avifauna (Important Bird Areas - Iba) che risultano al momento prive di tutela.
Discarica di Rodano (Milano)
Un'altra procedura d'infrazione è quella relativa alle discariche per lo smaltimento del nero fumo a Rodano, vicino a Milano. Come nel caso precedente l'Italia per colpa della Lombardia rischia una sanzione pecuniaria di circa 10 milioni di euro.
Mancata depurazione a Varese e impianti sciistici senza Via in Valtellina. Procedure d'infrazione che sono in attesa di un pronunciamento della Corte sono quelle, per esempio, relative alla mancata realizzazione di impianti di trattamento delle acque reflue nella provincia di Varese e al progetto di ampliamento e adattamento della zona sciistica di Santa Caterina Valfurva, in pieno parco dello Stelvio , nell'ambito dei lavori per i Mondiali di sci 2005 in Valtellina. Per la realizzazione delle piste non è stata svolta alcuna valutazione d'incidenza, nonostante tali infrastrutture fossero localizzate nella Zona di Protezione Speciale, una chiara infrazione di quanto disposto dalla direttiva 92/43 (“Habitat”).
Piani cave e Siti di interesse comunitario (Sic).
Vi sono poi procedure d'infrazione più recenti, come quella relative alla normativa regionale su cave e valutazione d'impatto ambientale, oppure quella sul lago d'Idro. La Commissione ha infatti riscontrato la non conformità alla direttiva 85/337/Cee (sulla Valutazione d'impatto ambientale) della deliberazione di Giunta regionale del 12 marzo 1999 che esclude da ogni procedura di Via i progetti di cave nei piani provinciali. Secondo la Regione Lombardia per i progetti approvati dopo il 1998 non è più necessario effettuare la Via. Ora Regione Lombardia sembra tornare sui suoi passi dopo l'approvazione della delibera alla fine di novembre 2006 che reintroduce la Via. Nel caso del lago d'Idro, considerata la presenza di un Sito d'interesse comunitario (Sic) sulle sponde dello stesso, la Commissione contesta la mancata valutazione d'incidenza ai sensi della direttiva 92/43/Cee (“Habitat”) - un caso analogo a quello delle piste sciistiche di santa Caterina Valfurva - in merito alla concessione di derivazione delle acque per fini irrigui o energetici. La mancata cooperazione è all'origine di altre due lettere di costituzione in mora inviate in relazione all'inceneritore di Corteolona (Pavia) e ai progetti di centrali idroelettriche nella Val Masino (Sondrio).
L'iter delle procedure
L'articolo 226 del trattato dà alla Commissione il potere di agire nei confronti degli Stati membri che non osservano gli obblighi ad essi imposti dal diritto comunitario. Il primo passo è la “lettera di costituzione in mora” (il primo avvertimento scritto) che invita lo Stato membro a presentare le sue osservazioni entro due mesi. Alla luce della risposta (o in sua assenza) la Commissione invia il “parere motivato” (il secondo e ultimo avvertimento scritto), in cui sono indicati i motivi in base ai quali la Commissione ritiene che sia stata commessa una violazione e si invita a ottemperare entro due mesi. Se lo Stato membro non si conforma al parere la Commissione può deferire il caso alla Corte europea di giustizia e se questa accerta la violazione l'inadempiente è tenuto a prendere le misure necessarie per conformarsi al diritto comunitario. L'articolo 228 del trattato dà alla Commissione il potere di agire nei confronti degli Stati membri che non si siano conformati ad una sentenza della Corte europea di giustizia. Lo stesso articolo consente alla Commissione di chiedere alla Corte di comminare una sanzione pecuniaria.