Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2006
L'ecologia della conoscenza come la nuova scienza che si occupa della messa in rete del sapere, anche tecnologico. Lei come definisce la filosofia dei formati aperti?
Personalmente credo che la gente debba essere libera, libera anche di poter imparare. Confido nella distribuzione delle competenze senza i vincoli dati dai brevetti, che è il principio ispiratore dei formati aperti. Una volta che il formato è messo a disposizione, chiunque può accedere alle specifiche e implementarlo nel suo programma. Di fatto ciascuno può gestire da solo il programma in questione, senza dover dipendere dalle case produttrici di software.
Sulla scorta dell'esperienza americana, quali vantaggi porterebbe l'impiego di questi formati alla pubblica amministrazione, per esempio a quella lombarda?
Il vantaggio principale è che questi formati garantiscono maggior trasparenza e controllo della gestione e conservazione dei dati, senza contare che l'impiego dei formati aperti presuppone un coinvolgimento diretto dei cittadini e degli “sviluppatori” di formati, anche aziende locali per esempio. Il che ha poi ripercussioni sulla creazione di valore anche a livello locale.
Un colpo mortale per le grandi multinazionali di software. Che non vedranno di buon occhio i formati aperti...
Credo che anche i big dell'informatica si siano resi conto che visti i tempi è inevitabile un confronto con la comunità dei formati aperti. Personalmente mi auguro che il dialogo possa essere costruttivo e direi che forse già un primo passo in questa direzione è stato fatto con l'accordo tra Microsoft e Novel, un vendor di software libero.
Spazio dunque per un'intesa apparentemente impossibile.
Non saprei, diciamo che sono fiducioso. I sostenitori del software libero non hanno interesse ad arrivare ad uno scontro diretto con le grandi aziende né sono animati da intenti di distruzione nei loro confronti. Auspicano invece ad una sorta di compromesso, in base al quale sia possibile una coesistenza sul mercato.
Parliamo invece del Massachusetts e delle recenti elezioni che hanno portato un governatore democratico dopo circa 15 anni che il partito repubblicano era al potere. Personalmente credo sia una buona cosa. Ma a onor del vero, il cammino verso l'adozione del formato aperto è iniziato e si è sviluppato sotto il governo repubblicano. Questo per dire che l'innovazione della conoscenza non è un fatto di schieramenti politici ma semplicemente una questione di progresso.
E i formati aperti cosa portano di nuovo?
Alla valenza di controllo che la società può esercitare si aggiunge una concezione di libera circolazione del sapere. E poi ci sono le ricadute sui costi delle tecnologie informatiche, che a questo punto si abbasserebbero, raggiungendo un maggior numero di persone, sia all'interno della comunità di open source (letteralmente sorgente aperta, ndr) consentendo di poter sviluppare nuovi prodotti dando impulso all'innovazione, sia raggiungendo i cittadini che potranno usufruire delle tecnologie informatiche a quel punto maggiormente accessibili.
Di che comunità si tratta?
E' la comunità che sostiene la diffusione dei formati aperti. E' sparsa per il mondo ed è composta da individui che liberamente sviluppano questi formati e li rimettono in circolazione migliorati o modificati. Sempre a disposizione di tutti. Si tratta di persone che magari durante il giorno lavorano per imprese private di IT e poi nel tempo libero mettono in rete le loro conoscenze lavorando su questi formati. Condividono insomma il loro sapere con il resto della comunità. Internet ha messo in comunicazione miliardi di utenti in tutto il globo. Ora dobbiamo considerare anche questa nuova comunità che mette le sue energie a servizio della libera diffusione del sapere. Per “sfruttare” al meglio le sue potenzialità e le sue capacità.