Da Ecoappunti, - 10 ottobre 2006
Trasformare un'ingombrante e gloriosa eredità del passato industriale in una risorsa utile per un futuro durevole per l'area metropolitana
Questa l'idea che sta alla base della candidatura di Sesto San Giovanni al titolo di patrimonio dell'umanità, riconoscimento che l'Unesco ha da poco deciso di estendere alle città industriali che stiano portando avanti progetti di rigenerazione urbana. E a Sesto, la città dell'acciaio che ospitava Falck, Breda e Marelli, progetti di questo tipo non mancano certo.
L'iter di candidatura si è aperto a fine settembre, con l'arrivo in città di settantacinque studiosi di archeologia industriale legati all'Unesco. La visita è coincisa con l'inaugurazione pubblica del Mil, il Museo dell'Industria e del Lavoro, uno nuovo grande spazio culturale creato sull'area dismessa dalla Breda. La struttura ospiterà mostre incentrate sulle macchine e il lavoro di fabbrica, la storia della tecnologia, il movimento operaio con la sua potente iconografia, i riti e le atmosfere della città fordista. Il Teatro Filodrammatici curerà la programmazione teatrale.
Il padiglione del Mil è immerso in un grande prato verde attraversato da un nuovo percorso ciclopedonale, al centro del quale sorge imperiosa la struttura in acciaio del Carroponte, un'enorme ponteggio con braccio mobile che serviva per trasportare l'acciaio della Breda. Sotto questa imponente struttura, che dà il nome al nuovo parco , c'è un palco per concerti all'aperto. Progetti simili, che reinterpretano le forme e le atmosfere della città industriale in chiave contemporanea con un occhio di riguardo agli aspetti della sostenibilità ambientale, investiranno anche le aree ex-Falck, dove Renzo Piano e Carlo Rubbia stanno studiando un complesso di edifici ad alta resa energetica immersi nel verde. E anche qui per gli scheletri dei capannoni industriali si stanno pensando spettacolari soluzioni conservative dal forte valore simbolico.
Con questi progetti in corso le chance di successo per Sesto sono tutt'altro che remote. Prossima tappa sarà a febbraio la presentazione all'Unesco di un dossier completo con tutti i progetti di riuso in corso. In caso di successo il titolo di patrimonio dell'umanità non porterà finanziamenti diretti, ma darà alla città uno strumento in più nella competizione globale per attrarre capitali, cervelli, nuovi residenti, nuovi insediamenti produttivi.
Comunque andrà a finire, non sarà stato tempo sprecato come fa notare Federico Ottolenghi, dirigente del settore Cultura: “Questa candidatura rappresenta un'importante catalizzatore in quel processo di costruzione di una nuova identità di cui Sesto ha così tanto bisogno dopo il trauma delle dismissioni. Sviluppando una nuova identità che non rinneghi il proprio glorioso passato. Si tratta anche di un'occasione per concentrare tutti i nostri sforzi sulla qualità urbanistica, rafforzando il ruolo di Sesto come laboratorio internazionale della rigenerazione urbana.”