Da Ecoappunti, - 10 ottobre 2006
La notizia arriva con un tam-tam dall'Australia: la società Metex Resources , l'11 settembre, ha inviato all'Assessorato regionale all'ambiente una richiesta di perlustrazione dell'area di Novazza (quasi 300 ettari ) nell'Alta Val Seriana per verificare la possibilità di estrarre Uranio dai giacimenti scoperti negli anni '60, mai sfruttati e infine abbandonati dopo il referendum dell'87
Il povero assessore regionale, il bergamasco Pagnoncelli, ha fatto un salto sulla sedia pensando ai contraccolpi della faccenda nel suo collegio elettorale. Per questo ha subito dichiarato che nessuna autorizzazione è stata rilasciata e che decideranno le comunità locali. Bene!
Le notizie dall'Australia però sono di altro tenore. La società ha comunicato al mercato australiano che “Metex Resources ha esteso con profitto la sua recente iniziativa in campo energetico annunciando che ha fatto domanda di sfruttamento dell'uranium project nel Nord Italia” e che “Il Novazza Uranium Project, localizzato in Lombardia a 85 km a Nord Est di Milano, diventerà la pietra angolare degli interessi di Metex nel settore energetico” e “Siamo convinti che rappresenti un'occasione eccezionale per Metex”.
Tanto è bastato perché il titolo Metex crescesse in borsa dell'11% in una sola settimana. L'affare è infatti invitante visto che il prezzo dell'Uranio è raddoppiato fino a 52 dollari per libra solo nell'ultimo mese: in soldoni un affare, per la Metex, di 150 milioni di Euro.
Tanto vale infatti il modesto giacimento di uranio di Novazza che Metex vorrebbe piazzare sul mercato francese. I conti di Metex non contemplano però gli altissimi costi a carico dell'ambiente. Il processo di estrazione dell'Uranio di Novazza prevede infatti la triturazione della roccia (870 mila tonnellate per ricavarne 1.300 tonnellate di ossido di uranio) per arrivare alla cosiddetta “yellow cake”, un materiale contenente uranio e altri composti di degradazione. Ma, attraverso il processo di decadimento, si liberano degli elementi radioattivi tra cui il radio , il torio radioattivo e il gas radon, anch'esso radioattivo.
L'esposizione prolungata nel tempo a questi composti, che in forma di polveri sottili e gas vengono trasportati dai venti o che finiscono nelle sorgenti montane, sviluppa forme tumorali come leucemia e cancro ai polmoni. Una prospettiva che ha allarmato gli abitanti e gli amministratori della Val Seriana che, insieme a Verdi e Legambiente , si sono subito espressi contro i progetti della Metex. “L'Italia ha scelto vent'anni fa di uscire dal nucleare, di produrre in modo diverso l'energia di cui abbiamo bisogno” spiega il consigliere regionale orobico dei Verdi, Marcello Saponaro “e Bergamo non deve pagare e non pagherà il prezzo del business dell'uranio che Metex e i paesi del nucleare sporco vogliono fare sul nostro territorio. L'interesse della Valle Seriana, di Bergamo e dell'Italia non è certo quello di diminuire i costi di rifornimento di uranio per la Francia ma di seguire la Germania, che ha deciso di uscire dal nucleare, sostenendo le energie pulite e rinnovabili.
L'Italia è il paese del sole. Dobbiamo diventare il paese dell'energia solare. Solo chi è in malafede può pensare che il futuro della Val Seriana sia nell'estrazione di uranio. Lo sviluppo che vogliamo è quello del turismo dolce, per tutto l'anno, quello dell'accoglienza e dei servizi, della natura, dei colori, dei cibi”.
Secondo Saponaro “sarebbe un'assurdità iniziare ad estrarre l'uranio nel 2006 perché, oltre ai rischi che comporta, la tecnologia nucleare a fissione è una tecnologia vecchia e superata e l'uranio è destinato ad esaurirsi in pochi decenni, ancor prima del petrolio”.
Saponaro ha presentato una interrogazione urgente all'assessore Pagnoncelli e una mozione alla Giunta lombarda, sottoscritta da altri 12 consiglieri regionali, per chiedere di escludere ogni autorizzazione per attività esplorative e di escavazione.