Da Ecoappunti, - 10 ottobre 2006
Dal 7 ottobre sostituisce Andrea Poggio , per quindici anni alla guida dell'associazione, e succede a Carlo Monguzzi e al compianto Ercole Ferrario. Il Cigno verde locale è uno dei raggruppamenti più strutturati a livello nazionale per soci, circoli e iniziative
Come sta Legambiente in Lombardia?
Abbiamo consolidato la presenza nel territorio grazie a nuovi circoli, e stiamo gestendo il ricambio generazionale. La nostra caratteristica resta il forte radicamento.
Come si è arrivati alla tua candidatura?
Con un percorso che ha visto crescere la coesione all'interno del gruppo regionale. Nella scorsa primavera la candidatura è stata condivisa con i circoli, contestualmente al progetto di ristrutturazione di Legambiente: a Milano nascerà infatti la seconda sede nazionale.
Quali i settori di intervento in cui avete raccolto di più in questi anni?
La sorpresa è stata il ‘feeling' con gli enti locali. Abbiamo rilevato il ruolo strategico svolto dai piccoli comuni, e gli enti territoriali hanno scoperto l'ambiente per rinnovarsi nel governo e nel rapporto con i cittadini.
I primi impegni come nuovo presidente
Potrebbe essere una lunga lista, a partire dal nodo di Milano. Tuttavia quello che si apre è l'anno del nostro congresso, quindi un momento di riflessione, il tema che affronteremo è il territorio: dell'arresto del consumo e del degrado di suoli e paesaggi, ma anche al suo significato di substrato per l'identità di una comunità, sottraendolo, però, al localismo.
Lombardia motore d'Europa troppo inquinante
Dalla Regione ci aspettiamo di più, si fa poca innovazione e alle politiche ambientali servono nuovi impulsi. Alla giunta rimproveriamo disattenzioni, o addirittura totali assenze, come sui parchi: all'inizio degli anni ‘90 la Lombardia vantava il sistema di aree protette più avanzato d'Italia, oggi è rimasto poco più della sua ombra sulle carte geografiche. Vorremmo che il presidente Formigoni si impegnasse per rendere la Lombardia un più bella.
Rapporto tra Legambiente e politica: in questi anni avete sottoposto un piano per uno sviluppo sostenibile alla vigilia di ogni elezione.
Oltre a predisporre il nostro piano intendiamo verificare le ‘performance' ambientali, dal momento che i documenti sono fatti per essere attuati e monitorati. Il nostro rapporto con la politica è plurale, nel senso che - senza rinunciare alla critica e alla vertenza - oggi non possiamo non riconoscere che i temi ambientali fanno parte delle agende di governo. Per questo il nostro è un ambientalismo responsabile, che si misura con i dati oggettivi e con tutte le sfide, purché possibili, ma rinunciando ad atteggiamenti massimalistici.
Alcuni dicono che i verdi sono utili perché nelle istituzioni sono gli unici a promuovere fino in fondo tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Altri dicono che sono un tappo allo sviluppo della questione ecologica. Tu cosa pensi?
I verdi sono utili se riescono a costruire alleanze, godano, però, di una stima che li fa considerare il secondo partito da votare. Penso che la loro esperienza potrà tornare a un ruolo protagonista solo se saprà porsi dei seri interrogativi, e trovare risposte, rilanciando la sfida ambientale per un progetto politico inclusivo e radicato nella società.
Poggio è stato presidente per tanti anni. Che responsabilità ti senti a subentrargli?
L'eredità di Poggio è notevole. Penso che essere presidente dopo di lui sarà molto impegnativo, perché la sua passione ha contribuito in modo determinante alla crescita dell'associazione. Vorrei sottolineare che Andrea condividiamo ogni giorno, e condivideremo, lo sforzo per tenere insieme i mille fili tessuti finora da Legambiente.