Da Ecoappunti, - 10 dicembre 2007
“Sesto come Copenhagen”, Repubblica; “Sesto come San Donato”, stampa cittadina; “A Sesto San Giovanni ci proviamo”, uffici comunali
E' così che viene percepita la prossima Bicistazione , un'impresa, ancor prima che una struttura, la cui importanza è percepita più dagli osservatori esterni, magari abituati a viaggiare per il resto d'Europa, che dai possibili numerosi fruitori e addirittura dagli stessi promotori.
Dalla prossima primavera in piazza 1° maggio dovrebbe esserci un'infrastruttura, la seconda di questo genere in Italia, la prima per dimensioni, dove lasciare almeno 500 biciclette custodite, e nella quale sarà possibile farle riparare, noleggiarle e magari fare quattro chiacchiere per organizzare un'escursione bici+treno, accanto si trovano infatti la stazione ferroviaria e il capolinea della metropolitana 1 di Milano, nonché una trentina di linee automobilistiche urbane, interurbane, regionali e internazionali.
E' entrata nella fase finale, quella più affascinante della realizzazione, la Bicistazione di Sesto San Giovanni , uno dei capisaldi dell'entrata dei Verdi nella giunta Oldrini un anno e mezzo fa. Quello che sembrava una delle innumerevoli Mission Impossible nella ex città dell'acciaio, sta per iniziare il suo percorso di cemento, asfalto e acciaio, dopo aver compiuto il viaggio dalle idee alle carte, passando per i rilievi e le discussioni.
Questa parte promette di essere maggiormente partecipata di quelle precedenti, perché se nel viaggio istituzionale iniziato alla chetichella tra luglio e agosto dell'anno scorso i compagni aggregati strada facendo sono stati numerosi, e spesso inaspettati, i primi esiti dell'avvenuto finanziamento dell'opera hanno fatto moltiplicare le attenzioni, e soprattutto l'attesa.
Tra gli esperti e appassionati che hanno visto al Salone della Bici di Milano il rendering, l'elaborazione grafica computerizzata, già si parla di “Modello Sesto” per l'esportabilità e l'adattabilità del progetto, che è stato, e a questo punto possiamo dire è, uno dei capisaldi stabiliti nelle discussioni che hanno dato vita all'idea progettuale.
Ovviamente non ci sarà il copyright, anzi, saremo lieti e sosterremo chi vorrà copiarci e modificare la “nostra bicistazione”, in base alle proprio esigenze e alle esperienze maturate, così come noi ci siamo ispirati e confrontati con il Comune di San Donato e i gestori della prima Bicistazione italiana, ma abbiamo attinto, e molto, anche dalle esperienze, svizzere, tedesche, danesi, e statunitensi.
Sia la realizzazione del progetto, che la possibilità di svilupparlo, sono stati possibili grazie all'indispensabile sostegno e finanziamenti dell'Assessorato alla Mobilità Ciclistica della Provincia di Milano nell'ambito del Piano strategico Mibici.
La crescita carsica dell'entusiamo verso la Bicistazione, che ha contagiato l'ufficio tecnico comunale e lo studio di architettura che ha vinto la gare per la progettazione, ha un protagonista che non appare in alcun documento, l'architetto Massimiliano Innocenti , senza il suo lavoro professionale, appassionato e gratuito non saremmo riusciti a trasformare un'idea in un progetto credibile, che proprio per le sue caratteristiche gli sta permettendo di non essere un sballo da ciclo ambientalisti, ma un'utopia concreta per far tornare la bici ad essere un mezzo di trasporto come gli autobus e le macchine.
In questi mesi lavoreremo, insieme all'Agenda 21 come nell'ultimo anno, per sviluppare un sistema gestionale che permetta di rendere sostenibile economicamente la Bicistazione, consentendo a chi vi lavora un reddito adeguato.