Da Ecoappunti, - 10 ottobre 2006
L'assessore Viviana Beccalossi è a favore dell'immissione di coltivazioni geneticamente modificate in Lombardia che dovranno convivere con le altre colture presenti sul territorio
Nell'ultima relazione del Centro di ricerca della Commissione europea (gennaio 2006) si afferma che, allo stato attuale delle pratiche agricole, la contaminazione delle colture convenzionali e biologiche da parte delle transgeniche è inevitabile perché è praticamente impossibile controllare il flusso dei transgeni da una pianta all'altra e, quindi, confinare il prodotto geneticamente modificato in filiere appositamente configurate.
In base a queste premesse, coltivare ogm significherebbe limitare la libertà di scelta dei consumatori e degli agricoltori europei perché sia gli uni che gli altri dovrebbero accettare la presenza “accidentale” di ogm nei propri campi e nel cibo. In poche parole la coesistenza nasconde un paradosso: letteralmente indica “esistere insieme con altri”, ma concretamente quando parliamo di ogm, indica la prevaricazione di una componente, quella transgenica, sulle altre.
Con l'annullamento della legge che avrebbe dovuto stabilire le linee guida nazionali sulla coesistenza (28 gennaio 2005 n. 5) in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale (17 Marzo 2006, Sentenza n. 116), sono le singole Regioni a dover riempire il vuoto legislativo che si è aperto in materia di ogm, cooperando nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni.
La risposta che esse daranno è squisitamente politica perché ha conseguenze dirette sul modello di sviluppo che le istituzioni decidono di sostenere: da una parte, il modello di tipo industriale, in cui si inseriscono bene gli ogm, relega l'agricoltura ad “ultima ruota del carro” rispetto alla filiera agroalimentare, schiacciata tra i produttori di input chimici e la grande distribuzione, e dall'altra il modello di tipo ecologico che restituisce centralità all'agricoltura e allo sviluppo rurale.
La difesa dell'opzione biotech da parte della Regione Lombardia è, quindi, inaccettabile.
Proprio in questi giorni sarà presentato il nuovo Piano di sviluppo rurale e l'assessore all'agricoltura Viviana Beccalossi non si risparmierà per mettere in evidenza le potenzialità dell'agricoltura lombarda. Ma la qualità, la sicurezza alimentare, la salvaguardia ambientale, la biodiversità mal si adattano a “coesistere” con gli ogm. I rischi legati alla contaminazione, la produzione standardizzata e decontestualizzata dal territorio che deriverebbero dalla loro introduzione non sembrano essere i presupposti migliori per garantire la crescita e la “competitività” (basata sulla qualità e non sulla riduzione dei costi di produzione) dei prodotti regionali.