Data: 4 maggio 2006
Vent'anni dopo - Chernobyl
Da Ecoappunti, - 4 maggio 2006
All'una e ventitré del 26 aprile 1986, il quarto reattore della centrale nucleare, esplose. Da quel momento tutto il mondo fu toccato dalla radioattività ma Biolorussia, Ucraina e Russia hanno subito un disastro incalcolabile
Dall'impianto sovietico sono usciti, si valuta, oltre 3 milioni di curie di cesio 137 e 47 milioni di curie di altri radionuclidi con conseguenze disastrose. Non sappiamo quali saranno quelle a lungo termine sulla salute di chi vive nelle zone ad alto inquinamento radioattivo e ci fanno paura coloro che, con esperienze insignificanti in termini di tempo, cercano di sminuire i rischi da radioattività. Conosciamo però sempre di più la situazione attuale di quelle zone, specie della Biolorussia: interi paesi abbandonati, leucemie, tumori tiroidei quadruplicati e nei bambini aumenti anche di 70 volte, impoverimento e disgregazione sociale.
La catastrofe iniziata in quel momento continua oggi e si prolungherà molto in là nel tempo. Fortunatamente la centrale è oggi ferma, ma il pericolo non è scongiurato, lo stato del “sarcofago”, l'immensa “bara di cemento” costruita dopo l'incidente per arginare la fuoriuscita dal reattore 4, è in una situazione di estrema precarietà e in attesa di un ulteriore intervento. Oggi oltre dieci milioni di persone continuano a vivere nell'area contaminata (metà dell'Italia), persone che quotidianamente mangiano cibo radioattivo e bevono acqua contaminata.
L'attualità di Chernobyl riguarda anche il presente di tutti noi. Negli ultimi anni si assiste ad un lento e sotterraneo ritorno al nucleare, l'ingresso nell'Unione Europea di diversi paesi dell'Est avviene pur rimanendo in quegli Stati funzionanti numerosi impianti nucleari di vecchia generazione simili a quello di Chernobyl.
E' vero che l'energia nucleare permette di contenere le emissioni di agenti inquinanti e ad effetto serra, vanno però considerati anche i seguenti aspetti: i costi di costruzione, di smaltimento delle scorie, manutenzione, sorveglianza militare e infine smantellamento delle centrali nucleari sono elevatissimi e nessuna impresa privata è in grado di sostenerli. Lo Stato deve necessariamente intervenire a copertura delle spese.
La British Energy , il colosso del nucleare che produce quasi un quarto dell'energia elettrica britannica, ha registrato perdite per diversi miliardi di euro (Sole 24 Ore). Il costo di produzione dell'energia nucleare inglese è infatti decisamente superiore ai prezzi di vendita.
Dove esiste un mercato competitivo dell'energia, nessun paese investe nel nucleare. Soltanto i paesi con il monopolio (Francia, Giappone ed alcuni altri) continuano a farlo.
La preoccupazione per il Piano nucleare in Iran rende esplicito il legame tecnologico tra la produzione civile di energia nucleare e l'industria bellica.
Nessun problema riguardante la sicurezza nello smaltimento delle scorie nucleari è stato risolto e continua a creare angoscia e preoccupazione nell'opinione pubblica come a Scanzano in Basilicata.
A tutto questo si aggiunge poi, dopo l'attentato dell'11 settembre in America, il rischio e l'incubo del terrorismo nucleare.
Sebbene Chernobyl per molti rappresenti solo un ricordo, per le popolazioni colpite dal disastro è tuttora sinonimo di una emergenza gravissima. Vent'anni dall'incidente nucleare ma anche anni di solidarietà. Dopo Chernobyl in tutta Italia e in gran parte dei paesi europei si è affermata una pratica di accoglienza dei bambini provenienti dalle zone contaminate. Sono migliaia quelli ospitati dalle famiglie e dai Comitati Chernobyl che hanno potuto usufruire di una vacanza terapeutica, vacanza ma soprattutto visite mediche e una alimentazione sana che, secondo i dati dell'Enea, riduce la possibilità di contrarre malattie particolarmente penose specie nei bambini.