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Data: 4 maggio 2006

Seveso trent'anni dopo - La memoria del Bosco delle Querce

Da Ecoappunti, - 4 maggio 2006

Sabato 10 luglio 1976 alle 12.37 nel reparto “B” dell'Icmesa di Meda, fabbrica chimica di proprietà della Hoffman La Roche, un aumento incontrollato della temperatura all'interno del reattore A 101 provocò un eccesso di pressione e quindi la rottura di una valvola di sicurezza, con la conseguente emissione nell'aria di una nube tossica. La nube, principalmente composta da triclorofenolo e soda caustica, comprendeva anche una percentuale di diossina (2,3,7,8 tetraclorodibenzodiossina)

La nube fu trascinata in direzione Sud Sud-Est dal vento e si depositò al suolo su una superficie di circa 1.810 ettari , compresa tra i Comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Tra il 26 luglio e la metà di agosto del 1976 furono evacuati 676 abitanti della zona A di Seveso e 60 di Meda, per un totale di 204 famiglie. Il 67% della popolazione evacuata ritornò nelle proprie case alla fine del 1977. Tutti gli edifici delle zone A1/A5 vennero demoliti e più di 200 persone non tornarono nelle loro case. Il 2 giugno 1977 il Consiglio Regionale della Lombardia approvò i 5 programmi di intervento per bonificare il territorio inquinato. La realizzazione fu affidata all'Ufficio Speciale per Seveso. Dopo anni di dibattito e grazie soprattutto ai movimenti popolari sorti a Seveso, fu abbandonata la decisione di costruire un forno inceneritore per eliminare il materiale inquinato e, tra il 1981 e il 1984, furono costruite due vasche impermeabilizzate dove depositare il materiale contaminato circa 280.000 metricubi. Nel 1983 nacque il Bosco delle Querce. I lavori ambientali e forestali iniziarono nel 1984 e terminarono nel 1986. Dal 2001 il Bosco è di proprietà della Regione Lombardia e dal 2003 la cura e la gestione è affidata al Comune di Seveso. Nel 2005 il Bosco delle Querce è diventato parco naturale. Oggi il Bosco delle Querce è il luogo simbolico della lotta contro l'inquinamento da diossina e rappresenta la fatica per recuperare l'ambiente con l'impegno a mantenere viva la memoria. Proprio per valorizzare la risposta della comunità all'incidente del 10 luglio 1076, nel 2001 la Fondazione Lombardia per l'Ambiente, insieme al Comune di Seveso e con la collaborazione di Legambiente, ha avviato il progetto “Il Ponte della Memoria” che prevedeva la raccolta della documentazione dei comitati spontanei.
Questo aspetto è stato sviluppato insieme alla Fondazione Corriere della Sera che ha finanziato un dvd contenente tutti gli articoli pubblicati dal quotidiano dal luglio 1976 al dicembre 2003.La comunità non si è disgregata. La bonifica non è stata realizzata solamente dalle ruspe, ma soprattutto da una comunità che ha reagito al danno e ha saputo tradurlo in opportunità. A Seveso il 10 luglio 1976 c'era il sole e una nuova Storia ebbe inizio. Una Storia fatta da uomini e donne che dimostrarono la capacità di rispondere con forza di volontà, solidarietà e competenza al danno ambientale provocato da superficialità e noncuranza dell'industria chimica. Un danno nato dalla mancanza di precauzioni, dall'assenza di normative di tutela, dalla voracità del profitto dell'industria. Così la storia dell'inquinamento da diossina è la storia della necessità di rompere l'omertà e la connivenza intorno all'industria chimica e alla sua incapacità di miglioramento. E' come se la comunità internazionale aspettasse un evento catastrofico per aprire la contraddizione e rendere necessario un cambiamento nelle politiche ambientali. L'inquinamento fuori dal ciclo produttivo, diffuso nel territorio, non era più tollerato dalle comunità locali. La nuova normativa europea in campo ambientale, per quanto riguarda i rischi industriali, parte proprio dal quel luglio 1976. Un cammino che, tra mille difficoltà, non si è più arrestato. La popolazione o se vogliamo il “popolo inquinato” è diventato protagonista mettendo alla luce la contraddizione ambientale e la necessità di legare ambiente e sviluppo. Seveso è oggi un luogo simbolico per la tutela dell'ambiente ma soprattutto rappresenta una città che ha saputo reagire al danno e in questi trent'anni ha costruito un nuovo rapporto con l' ambiente e il territorio. Le città maggiormente colpite dall'evento, Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio, si sono riunite a formare un'Agenzia per lo sviluppo sostenibile e sono impegnate dal 2000 nel processo di Agenda 21 locale.