Data: 4 maggio 2006
Raffreddiamo la Terra - Sfida globale per i cambiamenti climatici
Da Ecoappunti, - 4 maggio 2006
Dal 16 febbraio 2005 il Protocollo di Kyoto è in vigore nell'ambito del diritto internazionale:
sono state definite sanzioni per i Paesi che, pur avendolo ratificato, non dovessero rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera fissati nel 1997
Nel corso della decima Conferenza delle Parti (Cop10), tenutasi nel dicembre 2005 a Buenos Aires, il panorama degli atteggiamenti delle Parti alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc), pur essendo molto complesso e variegato, si era di fatto già scisso in due blocchi: da una parte il “Club di Kyoto”, dall'altro i soliti Paesi “Kyoto-recalcitranti”. Il primo è un gruppo informale composto dai 128 Paesi che avevano già firmato il Protocollo ben prima della Cop10: al suo interno si sono portate avanti riflessioni sulle opportunità di coinvolgere anche gli Stati Uniti nel dibattito sugli impegni futuri (gli Usa emettono circa un quarto dei gas serra mondiali) e, soprattutto, si è valutato di incentivare politiche per la riduzione di emissioni del 60-80% entro il 2050, al fine di contenere l'incremento delle temperature entro la soglia dei 2°C . L'altro gruppo di Paesi comprende, oltre agli Stati Uniti, l'agguerritissima Arabia Saudita, che non perde occasione per ostacolare il richiamo alle fonti energetiche rinnovabili, che, in quanto alternative all'oro nero, sono viste dagli sceicchi come fumo negli occhi; anche il Giappone ha manifestato scetticismo sulla validità delle politiche di efficienza energetica e, duole dirlo, la stessa Italia si considera sempre più dalla parte dei paesi non allineati. Il nostro Paese sta infatti affidando le proprie politiche di riduzione della Co2 per una significativa percentuale ai meccanismi flessibili (piantumazioni e altri interventi nei Paesi in via di sviluppo), di cui però chiede la velocizzazione delle procedure a discapito dei controlli sull'efficacia in termini ambientali; le misure di riduzione diretta delle emissioni vengono invece spesso viste, in Italia come altrove, come un freno allo sviluppo economico e non quale occasione per la promozione di una crescita più sostenibile, perseguita al contrario dai programmi della Commissione Europea, ben più ambiziosi dello stesso trattato di Kyoto.
Per contrastare il crescente multilateralismo emerso da questi summit mondiali sul clima, di cui l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto è una pietra miliare, recentemente sono stati commissionati e presentati da più parti molti studi volti a screditare la visione dominante della comunità scientifica sull'interpretazione del fenomeno dei cambiamenti climatici. Bisogna sottolineare a questo proposito che una cosa è il legittimo e argomentato scetticismo di un certo numero di autorevoli scienziati sugli effetti delle attività antropiche sul riscaldamento globale, mentre di ben altra natura è la propaganda promossa dai Paesi e dalle lobbies industriali e finanziarie che si vedrebbero pesantemente penalizzate da efficaci politiche alternative di sostenibilità. È pur vero, infatti, che queste eventuali decisioni rappresenterebbero una minaccia ai loro interessi economici di breve termine basati unicamente sull'ipersfruttamento dei combustibili fossili, ma alla lunga potrebbero rivelarsi ben più utili ai bisogni delle popolazioni mondiali in termini di salute e vivibilità dei territori, soprattutto per le generazioni a venire.
Speriamo che questi “signori” rimangano presto delusi e che il Protocollo di Kyoto non solo non faccia più paura ai Paesi rimasti indietro rispetto agli obiettivi di riduzione dei gas serra, ma che questo strumento in futuro possa delineare traguardi di sostenibilità più ambiziosi per tutti, in linea con le aspettative di una sempre più sensibile e organizzata opinione pubblica mondiale.
L'Ecoistituto Terremutanti
Nell'ambito degli studi sui cambiamenti climatici si inserisce l'attività dell'Ecoistituto Terremutanti, associazione culturale nata il 1° dicembre 2005 a Milano con il sostegno della Federazione dei Verdi: lo scopo della nostra ricerca è principalmente lo studio dei cambiamenti climatici da un punto di vista storico, socio-culturale e multidisciplinare. Una ricerca a 360° su questa tematica fondamentale non può prescindere dalla valutazione e dal monitoraggio delle cause, delle dinamiche e degli impatti del riscaldamento globale; ma occorre anche elaborare possibili scenari rispetto alle conseguenze sociali, sanitarie ed economiche dei cambiamenti climatici sulle popolazioni, sia in quelle aree del pianeta direttamente minacciate dall´innalzamento del livello dei mari o dai sempre più intensi uragani, che mettono a rischio la stessa sopravvivenza di specie, popoli e tradizioni millenarie, sia nelle regioni più avanzate ma fortemente dipendenti dal mercato globale. Risulta a questo proposito di grande interesse l'approfondimenti del lavoro di alcuni studiosi come Jared Diamond, autore di bestsellers come “Armi, acciaio e malattie” e il più recente “Collasso” (il primo sull'evoluzione delle popolazioni sulla Terra in relazione alla geografia delle risorse naturali e delle condizioni climatiche, il secondo sulla fine degli imperi del passato per l'esaurimento delle risorse naturali e per il fallimento di fronte alle sfide ambientali) o James Howard Kunstler, il cui “Collasso” si specializza, a differenza del precedente, sull´imminente “lunga emergenza” che le società contemporanee nate sullo sfruttamento petrolio sperimenteranno una volta esaurite tutte le riserve.
Pur partendo da una dimensione di studio globale e avendo aderito alla Campagna Mondiale sul Cambiamento Climatico, che promuove in tutto il mondo per il prossimo 4 novembre mobilitazioni e iniziative culturali per sensibilizzare e informare l'opinione pubblica su questo problema globale, intendiamo mantenere ancorata la nostra ricerca al contesto locale metropolitano per rendere più accessibile e partecipata la discussione sul clima, avvicinandola alla vita quotidiana dei cittadini milanesi, in termini di miglioramento della qualità della vita e del microclima della città, promozione di corrette e innovative politiche sul verde, sul risparmio energetico e sulla mobilità sostenibile.