Data: 4 maggio 2006
Post 9-10 aprile - Non si governa contro il Nord
Da Ecoappunti, - 4 maggio 2006
Il centrosinistra deve porre la questione settentrionale tra le centralità dell'agenda di governo. Selezione delle priorità, spesa oculata e riforma fiscale al centro della riflessione
Da più parti arrivano inviti al Centrosinistra perché, dopo il voto del 9/10 aprile, si ponga la questione settentrionale. Lo dissi il giorno stesso dei risultati elettorali: abbiamo vinto ma non dovremo governare per cinque anni contro il Nord.
La Lombardia ha votato ancora massicciamente centro destra. Un pessimo risultato quello del centrosinistra nella nostra regione, inutile nasconderlo. Probabilmente peggiorato, sul finale, da alcune dichiarazioni improvvide (errori di comunicazione?). La disfida sul limite oltre il quale ripristinare le tasse di successione: 180mila euro, 250mila e, poi, finalmente, parecchi milioni di euro. Nelle prime due versioni, il costo di un appartamento di medie dimensioni nella periferia di Bergamo, Brescia o Milano. E se in Italia la percentuale dei proprietari di casa ha raggiunto l'87% si pensi che in Lombardia 1.260.000 di questi sono anziani sopra i 65 anni.
L'abolizione dell'Ici per la prima casa rappresenterebbe, invece, un'azione di giustizia sociale ma anche una forma importante di tutela del territorio. Il governo di centrosinistra dovrà infatti modificare le forme di finanziamento dei Comuni italiani. Pensare di affidare la sopravvivenza dei servizi sociali e di assistenza sul territorio all'incasso dell'Ici e degli oneri di urbanizzazione sta portando a una cementificazione senza controllo soprattutto in Lombardia. E' qui, infatti, che le necessità di cassa dei comuni si “alleano” con la presenza di molti soldi e con la speculazione fondiaria e immobiliare, in una lottizzazione delle aree senza più controllo.
Il centro sinistra ha sbagliato, quindi, in campagna elettorale e non dovrà farlo nei cinque anni di governo. Siamo riusciti a intercettare il voto giovanile promettendo l'uscita dalla precarietà. Questo non significa il ritorno al mito e alla realtà del posto fisso dai 20 ai 60 anni. La flessibilità deve diventare una conquista, una rivendicazione, dei giovani. Per esserlo, oltre a rivedere la legge 30, deve essere costruito un nuovo sistema di welfare. L'Italia è infatti l'unico paese in cui lo stato sociale esclude totalmente i giovani. A queste condizioni la flessibilità non può che essere sinonimo di precarietà e questo si ripercuote sulla perdita di autonomia, sull'impossibilità di costruirsi una famiglia, un futuro, una casa.
La questione settentrionale è ben visibile anche in tema di infrastrutture. Ma invocare la realizzazione di Brebemi, Pedemontana e Tav non equivale a realizzarle. Se non vogliamo prendere in giro i cittadini e, soprattutto, lavorare per risolvere i problemi di mobilità della Lombardia dobbiamo parlare con sincerità.
La Brebemi non l'hanno “bloccata” gli ambientalisti ma la mancanza di soldi. Soldi privati visto che quest'opera è stata originariamente progettata in “Project financing”. Idem per la Pedemontana (soldi pubblici). E così i treni. Inutile costruire nuove linee se su queste non viaggiano i treni. In Lombardia ne servirebbero altri 100 di nuova generazione (che accelerano e frenano più rapidamente). E servirebbero più metropolitane.
Tanti soldi ci vorrebbero allora. Tanti ce ne sono in Lombardia, tanti ne versiamo in tasse e imposte, tanti ne dovrebbero tornare in infrastrutture. Non per campanilismo, non per calcolo elettorale. Se è vero, come è vero, che la Lombardia è il “treno” d'Italia, una delle regioni più sviluppate e urbanizzate al mondo, allora dobbiamo rivendicare anche la capacità finanziaria di far fronte ai problemi che lo sviluppo genera (l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, del territorio) e per garantire libertà di movimento e sviluppo sostenibile e durevole.
Sarebbe quindi bizzarro che i parlamentari lombardi sostenessero il Ponte sullo stretto di Messina o il traforo in Val di Susa, per citare due simboli di interventi poco utili, al Paese, ma molto costosi.
La scelta delle priorità è fondamentale. E quindi, se parliamo di infrastrutture, lo studio dei flussi di traffico deve indirizzare la spesa e l'intervento. Scopriremmo allora che se la Pedemontana risponde a un territorio con forte domanda di mobilità, la Brebemi percorre un corridoio sostanzialmente agricolo e che tale deve restare, preservandolo dall'urbanizzazione. Urbanizzazione che produce nuovo traffico.
La scelta delle priorità è fondamentale anche nella scelta delle strade. Se gli studi sul traffico e sui suoi flussi ci dicono che gli spostamenti sono prevalentemente di corto e medio raggio e che sono questi a creare gli intasamenti che rallentano anche i movimenti e gli scambi transfrontalieri allora, forse, la risposta autostradale non è sempre quella più utile. Forse l'ammodernamento della rete stradale può essere fatto con interventi meno invasivi, più duttili, più frequenti, con molti ingressi e usufruibili in tempi rapidi. Soprattutto usufruibili. In tempi rapidi.
I sogni in politica sono importanti. Con la crescita, a volte, si ridimensionano e si fanno più realistici.
Il mio sogno è diventato quello di convincere i lavoratori lombardi, in coda fin dalle 6 del mattino in A4, che non li odio. Di convincerli che non godo nel vederli in coda (spesso ci sono anch'io) e che se sono contrario alla Bre.be.mi. è solo ed unicamente perché sarebbero comunque condannati a rimanere in coda sull'A4, alle 6 del mattino. Una direttissima tra i campi agricoli di Brescia, Bergamo e Milano non risolve il problema della mobilità in Lombardia. Ma il problema della mobilità in Lombardia deve e dovrà essere risolto selezionando al meglio le priorità, sulla base dello studio dei flussi di traffico, dando uno sbocco scorrevole all'A4, ampliata, sul sistema milanese, potenziando il sistema dei trasporti su ferro e ridando dignità di viaggio sia a quanti si recano al lavoro in carrozza sia a quanti debbono prendere l'auto. Spendendo con oculatezza i soldi disponibili.
Questa pessima legge elettorale ha ottenuto un effetto positivo: l'elezione di parlamentari di centro sinistra al Nord. Questo risultato deve essere salvaguardato. Spetterà a loro innanzitutto trasferire al Governo e al Parlamento le esigenze del nostro territorio e a trasformarle in fatti nei prossimi cinque anni.