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Sito denuclearizzato

Data: 4 maggio 2004

Inchiesta delle Nazioni Unite - Iraq: Oil for Food niente consiglio

Da Ecoappunti, - 4 maggio 2004

Ogni tanto il presidente della giunta Formigoni è perseguitato ingiustamente, a suo dire, da chi vorrebbe sapere se e come il governatore è stato parte attiva nella parte italiana dello scandalo internazionale “Petrolio per Cibo”
L'ultima tegola giudiziaria è arrivata, due mesi fa, sul segretario particolare di Formigoni, Fabrizio Rota , che sembra essere stato, secondo il pubblico ministero Robledo, l'ispiratore di tutto l'intreccio tra Catanese (Cogep), De Petro (consulente stipendiato dalla Regione) per la creazione delle varie società ombra (Candonly) che hanno ricevuto somme illecite per circa 2,2 milioni di dollari.
L'accusa è di corruzione internazionale. Alla richiesta delle opposizioni di un Consiglio Regionale Straordinario nel corso del quale Formigoni chiarisca il suo ruolo, la maggioranza si è stretta attorno al suo leader e di fatto dopo due giorni un silenzio imbarazzante è ricalato sulla intera vicenda, non senza una querela da parte di Rota a Repubblica.
Da notare la curiosa presa di posizione della Cogep che ritiene di essere stata obbligata a pagare una tassa al governo iracheno. Tassa che è stata pagata da 2.000 imprese nel mondo e che solo in Italia viene definita come tangente.
Dunque è solo l'ennesima uscita pre-elettorale della magistratura per gettare fango su onesti imprenditori e probi funzionari? Così non sembra proprio a sentire le notizie che vengono dall'estero. In primo luogo La commissione Onu (Iic-Indipendent Inquiry Commitee) ha prorogato, fino alla fine dell'anno, la sua chiusura, proprio, per continuare ad assistere gli inquirenti che in tutto il mondo stanno accertando le responsabilità dei personaggi politici e non coinvolti nel mega affare.
Dalla Francia si viene a sapere che l'ex ministro degli interni Pasqua e il suo segretario sono stati formalmente accusati, all'inizio di aprile, per il loro coinvolgimento nella storia (e anche loro hanno affermato di non avere incassato un solo euro).
In Australia è operante da tempo una commissione parlamentare (Commissione Cole) creata ad hoc e recentemente (13 aprile) il primo ministro Conservatore Howard ha dovuto puntualmente spiegare, sotto giuramento, che non sapeva nulla dell'operazione illecita.
Natwar Singh, ministro indiano, nel dicembre scorso, ha dato le proprie dimissioni dal governo perché inquisito per il suo ruolo accertato dal rapporto Iic del ottobre 2005.
L'elenco potrebbe continuare citando nomi di funzionari Onu , personaggi politici ed economici di tutti i paesi che hanno dovuto rispondere a circostanziate accuse contenute nel citato rapporto.
Dunque è stato universalmente riconosciuto che scandalo ci fu, che milioni di dollari sono stati illecitamente incassati dietro il paravento degli aiuti umanitari. Altro che semplice dazio o tassa da pagare al governo iracheno.
In Italia no, i chiamati in causa minimizzano, accusano, paiono vittime di complotti, secondo uno schema del miglior Silvio, mentre le inchieste giudiziarie timidamente avanzano nell'indifferenza generale. Ma come dice la maggioranza regionale, Formigoni si è già “spiegato”. Sarebbe stato bello che si potesse “spiegare” sotto giuramento davanti a un magistrato o a una commissione parlamentare d'inchiesta.
Ma nella civilissima Italia (o Lombardia) questo, forse, rimarrà un sogno.