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Data: 4 maggio 2006

A Parigi come a Milano - “Non à la Précarité!”

Da Ecoappunti, - 4 maggio 2006

La precarietà è la questione sociale decisiva nell'Europa di oggi. E' il vero discrimine fra una politica di destra e una politica di sinistra. Il movimento francese contro il Cpe ci ha mostrato che è possibile una vasta mobilitazione contro la precarietà
Con tre milioni di persone in piazza, la protesta sociale ha scosso alle fondamenta il potere dello stato francese. Un'intera generazione si sta ribellando alla precarietà. A fine marzo, sono andato a Parigi per saperne di più della grande rivolta generazionale contro la precarietà che ha scosso l'Europa. Ho visitato il Quartiere Latino in stato d'assedio, ho parlato con attivisti di Clown Army e AntiPub, e sono andato all'assemblea Mayday degli Intermittenti. L'atmosfera che ho trovato in città era quella di una turbolenza sociale come non si vedeva in Europa da almeno vent'anni. Gli studenti sono riusciti a realizzare il miracolo. Per la prima volta in più di un decennio sono riusciti a riunire tutta la sinistra francese (socialisti inclusi) dietro la parola d'ordine di rifiuto della precarietà, che si annuncia come la questione decisiva per l'esito delle elezioni presidenziali del 2007.
Quello del “non au Cpe” è un movimento di studenti delle classi medio-basse dagli obiettivi sociali e politici molto chiari. Il movimento è bicefalo. Da una parte c'è la rete della assemblee autonome di università e licei che a partire dalla città di Rennes il 7 febbraio ha innescato il movimento. Il movimento è nato nella provincia nordoccidentale (Rennes, Poitiers) e poi si è esteso a Parigi, Marsiglia, Lione. Decisiva l'occupazione e lo sgombero feroce della Sorbona fra l'8 e l'11 marzo, per proiettare il movimento in una dimensione pienamente nazionale e mondiale. A Parigi, Tolbiac ne è uno degli epicentri. Tutta la sinistra eretica è impegnata su questo fronte.
Dall'altra parte, ci sono i sindacati studenteschi, come la socialcomunista Unef di Bruno Julliard, che in Francia hanno peso politico e una lunga tradizione (il che non impedisce di formarne di nuovi come l'europeista
Confédération Etudiante condotta da Juliette Coudry). Al traino degli studenti stanno i maggiori sindacati francesi, la radicalcomunista Cgt , la socialista Cfdt e la corporativa Fo. Più in generale, la rivolta della Francia contro la precarietà parla della necessità di battersi per una democrazia radicale in Europa che possa colmare il fossato ormai invalicabile fra corpi sociali ed élite europee, e ricostruire con il conflitto il modello sociale europeo. E quanto sta facendo www.euromayday.org, che a partire da Milano ha diffuso il primo maggio dei precari in più di venti città europee, fra cui la Parigi delle università occupate. Milano è la capitale italiana delle precarietà. Almeno due assunzioni su tre a Milano avvengono oggi con contratti precari. E' la precarietà che sta dietro alla crescente povertà fra le donne single con figli e le giovani famiglie in generale. Sono almeno mezzo milione i precari che ogni giorno fanno Milano ricca. Se ci unissimo tutte e tutti saremmo un blocco sociale temibile. I centomila precari della Mayday sono già un buon segnale. E l'Italia? Secondo l'indagine Anl pubblicata recentemente su Repubblica, nel 2006 i contratti atipici sono più di un quarto dei contratti totali (il 26,8%). Questa precarietà è dovuta in gran parte al a pacchetto Treu e leggi precedenti (17,4%), ma anche alla spinta alla precarizzazione della legge Maroni-Biagi (9,4%).
Perché a Milano e altrove in Italia non succede quello che sta accadendo in Francia? Il fatto decisivo è che il sindacato francese ha scelto di andare al traino della generazione precaria, di farsi dettare le priorità da giovani e studenti. Il contrario di quanto è finora avvenuto in Italia.