Data: 4 febbraio 2006
Palazzo Marino - Cinque anni di lavoro per Milano sostenibile
Da Ecoappunti, - 4 febbraio 2006
In questo periodo al Comune di Milano il Gruppo dei Verdi ha svolto un importante compito unificante nell'ambito dell'opposizione.
Nell'accezione più alta dell'ecologia, quale uso coerente delle risorse, mediazione dei conflitti, diritto all'accesso, visione sistemica contrapposta alla visione localista e proprietaria, ha fatto da denominatore comune tra le anime più riformiste e quelle più conservatrici della coalizione, tra visioni più integraliste ed altre "moderatamente moderate". Il tutto in nome di uno "star bene", distinto dal benessere propriamente economico, che ci veniva richiesto a gran voce dai cittadini, non solo elettori del centrosinistra, ma da fasce sempre più ampie di realtà "civiche" non chiaramente collocate in termini partitici, sempre meno disponibili a delegare ad una amministrazione che percepiscono matrigna e lontana. E' proprio il "malessere" la sensazione più diffusa che abbiamo percepito nei milanesi. Siamo stati chiari, e abbiamo comunicato i dati reali dell'inquinamento senza fare sconti "per non allarmare". Credo che questa trasparenza ci abbia giovato, perché a noi si sono rivolti i comitati dei cittadini che, superata la soglia particolarista dei loro problemi di traffico o parcheggi, vorrebbero passare ad una fase più progettuale, confidando di poter apportare un contributo significativo, se riusciremo a fare del diritto di accesso ad informazioni e documenti un metodo e non solo un occasionale aiuto.
L'aumento di domanda nell'uso della bicicletta lo consideriamo un nostro successo, naturalmente supportato dalle associazioni: c'è molto da fare per rispondere a questo nel governo prossimo della città, per ora abbiamo potuto solo ribadire qualche diritto, come la presenza delle bici nei cortili e la aggiunta di qualche tratto ciclabile qua e là, ma bisogna molto puntare sull'integrazione coi mezzi pubblici e sui servizi alla bicicletta. Ma è l'urbanistica il campo in cui ci siamo espressi con maggiore intransigenza, perché determina le condizioni di vita e di ambiente: abbiamo sostenuto l'iter giuridico dei cittadini contro i grandi progetti che stravolgeranno Milano: l'Isola Garibaldi-Repubblica, una scommessa sull'ultimo polmone centrale di verde per Milano, lo spazio lasciato dalla Fiera, deciso solo in base a criteri finanziari; l'attacco alla vocazione agricola del Parco Sud, portato avanti da grandi interessi immobiliari. Il maggior rimpianto che ho è per la battaglia che ho condotto quasi in solitario contro la ristrutturazione della Scala, uno scempio architettonico e un illecito giuridico quasi incredibile. I problemi che tormentano questo nostro grande Teatro, sia artistici che strutturali, mi fanno pensare che ci sarà molto da fare nei prossimi anni, ma niente ci restituirà la storica macchina scenica, polverizzata in varie discariche della Brianza. Mai più deve succedere tutto questo all'insaputa dei cittadini: il futuro deve essere l'urbanistica partecipata e il bilancio partecipato, il verde come elemento di vita quotidiana, usato dai cittadini per respirare e scambiare relazioni, quindi parchi alberati e non solo aiuole decorative come vetrina degli sponsors.
Un compito arduo aspetta l'amministrazione comunale, perché nelle pieghe della legge regionale molto può uscire dal controllo, dagli standards usati per edilizia genericamente "calmierata", alla confusione sui sottotetti, alle destinazioni agricole o sportive che si trasformano in costruibili. E' per questo che ci dobbiamo essere in grandi forze per la prossima volta: un assessore o un consigliere verde in più fa bene a qualunque connotazione civica. Naturalmente l'impegno più grande è quello di far sentire i problemi territoriali inclusi in una visione generale del mondo che rispetti le diversità come valori e ripudi a qualunque livello la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti; un primo passo l'abbiamo ottenuto con la possibilità di esprimersi per gli stranieri nelle primarie dell'Unione, ma molto dovremo fare per fare emergere questi nostri concittadini invisibili.