Data: 4 febbraio 2005
Voto di primavera - Governare la cittÃ
Da Ecoappunti, - 4 febbraio 2005
Cosa bisogna fare per vincere le elezioni? L'interrogativo potrebbe sembrare ozioso, ma dobbiamo trovare una risposta convincente per conquistare la maggioranza delle elettrici e degli elettori
Il 2006 può essere l'anno della svolta. Riconquistare Milano dopo dieci anni di governo Albertini non sarà un'impresa semplice.
Milano è una città che ha perso di vista da molto tempo la sua stella polare. Quella che permetteva alla capitale del lavoro e della produzione di essere al tempo stesso un luogo campione dell'integrazione sociale e dell'innovazione culturale. Gli anni della crisi della politica hanno segnato profondamente la metropoli, perché si sono sommati alla trasformazione del mondo del lavoro, proprio mentre appariva sulla scena il tema della qualità della vita in città e cresceva la domanda di un ambiente più sano, di spazi verdi , di aria pulita.
Oggi abbiamo dalla nostra la forza di queste richieste che i milanesi fanno a gran voce e sulle quali pretendono attenzione da parte di chi si candida a governare la città. I Verdi possono essere determinanti per conquistare al centrosinistra il voto di un elettorato che non appartiene tradizionalmente o ideologicamente alla sinistra. I numerosi comitati che contrastano i progetti di realizzazione dei posteggi sotterranei, il taglio indiscriminato e ingiustificato degli alberi in città, che si battono perché le trasformazioni urbanistiche non contribuiscano a incrementare ulteriormente l'impatto del cemento e dell'asfalto, cercano un interlocutore politico che sia radicale nelle scelte amministrative, ma non estremista sotto il profilo della collocazione politica.
In questo senso è spiegabile il dato che vede i Verdi avanzare (alle provinciali del 2004 e alle regionali del 2005) nei quartieri cittadini più tradizionalmente schierati a destra. Erodere consenso alla Casa delle Libertà può rappresentare al medesimo tempo la chiave vincente per l'affermazione elettorale del sole che ride e per riconquistare Milano a un governo riformatore e democratico. Così anche la candidatura a sindaco di Bruno Ferrante può rispondere a un disegno ambizioso, che metta al centro della nostra azione politica l'obiettivo della vittoria alle elezioni per trasformare la città, dandole uno scenario di riferimento innovativo ed ecologista.
L'ex prefetto ha conosciuto in questi anni la Milano del disagio per le sue mille emergenze sociali e ambientali non governate da Albertini, ma lasciate incancrenire perché la gente si incattivisse e perché nelle “guerre fra poveri” vincono sempre gli argomenti più demagogici della destra. Non è un caso che la Casa delle Libertà utilizzi sempre il teorema del capro espiatorio: se un disperato occupa un alloggio è colpa della sinistra che li fa venire in Italia, così come se cade un albero per una nevicata è colpa dei Verdi che non li hanno fatti abbattere.
La ragionevolezza e il buon governo deve essere la risposta non ideologica, ma concreta, allo smarrimento dei molti deboli che oggi abitano a Milano: le persone anziane, i precari, le famiglie con i bimbi sempre ammalati di bronchite, gli immigrati.
Sono convinto che solo un'alleanza coriacea fra quanti - come i Verdi - esprimono in modo radicale le esigenze di maggiore qualità urbana e chi - come Bruno Ferrante - ha i toni e il profilo dell'istituzione che rassicura e si fa carico di ogni singolo cittadino potrà sconfiggere la continuità con la tecnocrazia affarista e senza anima di Albertini e Goggi o il populismo razzista di La Russa e della Lega.
Le primarie saranno un passaggio importante. Auguri a quanti, candidati, si battono per allargare il consenso dell'Unione o per rafforzare l'identità radicale e antagonista all'interno della coalizione. Auguri e, per quanto vale, il mio sostegno, a chi, candidato, si pone il problema di superare i propri concorrenti interni alla coalizione ma, soprattutto, di sconfiggere i propri avversari dello schieramento politico avverso.