Data: 4 dicembre 2005
Stop cantieri - La battaglia di Venaus
Da Ecoappunti, - 4 dicembre 2005
Sono stati dei mesi davvero emozionanti. E la battaglia è ancora aperta, è solo cominciata
Sono grato “alla vita che mi ha dato tanto” (come cantò Violeta Parra) e alla gente della Valle di Susa per aver potuto vivere profondamente questa esperienza, nelle sue suggestioni intellettuali come nella sua epica umana. Epica sì, perché quando tra i fiocchi di neve decine di migliaia di persone calano dai sentieri di montagna per aggirare i posti di blocco della polizia, si ri-impossessano dell'area di cantiere occupata dai carabinieri, fanno a pezzi la recinzione e la banda civica giunta coi manifestanti suona Fratelli di Italia, beh, come la volete chiamare una situazione del genere…
Vorrei citare un commento che ho potuto scrivere per l'Unità e che la ventura ha fatto uscire poche ore dopo il primo blitz della polizia a fine novembre a Venaus. “Bisogna che tutti si interroghino se tra le esigenze prioritarie dell'Italia c'è un secondo Frejus i cui cantieri costerebbero e durerebbero più del doppio del Ponte sullo Stretto. Siamo alla vigilia di un conflitto in Val di Susa - e a livello politico - sul progetto Torino-Lione ancora più acuto e drammatico di quelli già visti anche recentemente in loco e in Italia. Se il governo mobiliterà migliaia di poliziotti per far cominciare il cantiere di Venaus nessuno potrà impedire la pacifica rivolta del ‘popolo No Tav' con possibili iniziative di solidarietà anche in altre città italiane. Questa volta non si tratta di semplici trivellazioni per i sondaggi ma dei preliminari logistici per una galleria di servizio di 10 chilometri per 6 metri di larghezza, una galleria che servirebbe tra non si sa quanti anni anni per scavare il ventilato mega-tunnel. I problemi per il progetto di una seconda linea ferroviaria Torino-Lione non derivano da una protesta solo localista. Negli ultimi anni è emerso che la quantità di mezzi e merci che attraversa i confini italo francesi è in calo, e potrebbe essere smaltita via ferrovia dall'ammodernamento del Frejus, della Cuneo-Nizza e della Genova-Ventimiglia e dall'interscambio con le nuove linee svizzere. Il tutto con costi e tempi drasticamente inferiori ai 20 anni - 20 miliardi di una seconda Torino-Lione. Dubbi e critiche alla effettiva utilità generale della grande opera si stanno diffondendo anche in ambiti lontani a quelli già contrarissimi di Legambiente, verdi e comunisti. Qual è l'urgenza di far partire il cantiere di Venaus?”
Poche ore dopo il nome di questo paesino sconosciuto, Venaus, diventava noto in tutta Italia. Come ho faticato a convincermi, tra il 2001 e il 2003, che il Tav Torino-Lione era un abbaglio, anzi una truffa, ho fatto talvolta fatica nelle scorse settimane a spiegare a tutti i miei amici che hanno ragione i No Tav. Ma ci si arriva. La mobilità sostenibile non è un nuovo treno senza se e senza ma la gestione razionale della domanda di traffico, dell'esercizio delle linee, e del rapporto tra costi e benefici nella spesa pubblica. Certo, i valsusini sono partiti dalle loro esigenze locali che potrebbero essere anche secondarie rispetto a un vero interesse generale. Ma hanno svelato che dietro al mega progetto c'è tutt'altro che l'interesse generale. Un partito piccolo, e talvolta confuso e floscio come sono stati i Verdi in questi anni, ha preso una posizione precisa e coraggiosa e dimostrato così la sua funzione insostituibile. E ora che si è riusciti a prender la parola con forza, per chi vuole sottrarre 15 miliardi di euro all'utilità nazionale “sarà dura”.