Data: 4 dicembre 2005
Influenza aviaria - L'impatto degli allevamenti
Da Ecoappunti, - 4 dicembre 2005
Se l'Italia non è stata ancora raggiunta dal virus H5N1 e se la carne di pollo, grazie
ai controlli sanitari, non è attualmente a rischio, possiamo dunque dormire
sonni tranquilli? Purtroppo no
Il vero pericolo alimentare nasce dallo sfruttamento intensivo degli animali da allevamento: le strutture per la crescita forzosa presenti sul territorio, infatti, costituiscono il maggiore veicolo di diffusione di malattie altamente contagiose.
Condizioni favorevoli per una propagazione velocissima della malattia negli allevamenti sono l'altro numero di animali presenti (raggiungono una densità di 10-15 capi per mq.), la scarsità di igiene (i capi spesso vivono a contatto con le proprie feci) e l'uniformità del patrimonio genetico.
Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, appartengono oramai solo a un paio di razze ibride (denominate Cobb 500, i cui brevetti sono in mano alla The Cobb Breeding Company Ltd), nate nei segreti laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l'ingrassaggio.
Il risultato di queste selezioni, il Broiler, è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un capo mangia un chilo e mezzo di mangime (in grandissima parte di importazione e di produzione transgenetica e la cui composizione è spesso top secret) e ne “produce” uno di carne. Lo fanno vivere solo 35 giorni e quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili e preparati a busto circa 1,2. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all'ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi; ma per i virus - come si sa - non ci sono farmaci. Da qui l'uso di vaccini che, come è noto, creano una quantità di anticorpi che contrastano l'estrinsecazione delle manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono la eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati: con il rischio che il virus si trasferisca dall'animale all'uomo. A mettere in pericolo la nostra salute potrebbero essere quindi non virus esotici come l'H5N1, ma residui di sostanze che conosciamo da molti anni e che vengono usate spesso negli allevamenti. Tra queste ci sono i farmaci utilizzati sempre più frequentemente per curare animali tenuti in condizioni innaturali, selezionati solo per produrre nei tempi più brevi possibili, a dispetto del loro benessere.
Le proposte dei Verdi
I Verdi hanno proposto il divieto dell'uso di antibiotici, la limitazione delle nuove immissioni di pulcini negli allevamenti, l'introduzione di nuove specie nella filiera aviaria (oggi le uniche due specie avicole sono farmaco-dipendenti) e la riduzione del sovraffollamento e forme di allevamento più rispettose del mondo animale con l'istituzione di ammortizzatori sociali e finanziamenti per sostenere la riconversione. L 'attuale crisi sanitaria collegata al virus dei polli H5N1 e altri problemi derivanti dalle condizioni innaturali di allevamento intensivo dei polli - poco meno di 450 milioni allevati ogni anno in Italia e 5,2 miliardi in Europa – ha rinnovato l'esigenza di cambiare le condizioni dell'allevamento intensivo verso sistemi più rispettosi del benessere e delle caratteristiche etologiche delle specie.
Gli allevamenti in Lombardia
In Lombardia negli ultimi anni l'evoluzione del comparto avicolo ha seguito due strade: la diminuzione del numero di aziende e l'aumento del numero di capi per azienda. Questo trend ha portato a una crescita vertiginosa della densità di capi per azienda: tra il 1990 e il 2000, a fronte di una diminuzione del 61,8% del numero di aziende avicole, si è avuta una diminuzione del numero di capi del 6,8%. Questa disparità ha causato, in dieci anni, un aumento dell'805,4% (Fonte Istat: http://censagr.istat.it/lombardia.pdf). Questi trend, secondo i Verdi, vanno rovesciati attraverso sostegni finanziari al settore ed evitando allarmismi che rischiano di mettere in ginocchio il comparto avicolo. I Verdi condannano quindi le proposte di messa al bando della carne bianca dalle mense scolastiche lombarde proposte da più parti: la Regione Lombardia semmai dovrebbe sostenere il consumo di carne biologica nelle mense. Siamo sicuri che i cittadini lombardi sarebbero ben disponibili a sopportare un aumento dei costi del 3 o 4 per cento a fronte di un miglioramento significativo della qualità. Anche in Lombardia è necessario migliorare la qualità e la sostenibilità degli allevamenti, per migliorare la vita degli animali, la salubrità delle loro carni e la competitività delle aziende avicole.