Data: 4 dicembre 2005
Attorno alla nuova Fiera Scenari per Rho-Pero
Da Ecoappunti, - 4 dicembre 2005
La consapevolezza che il neo insediamento comporta e comporterà trasformazioni mirate del territorio circostante (dovrebbero riguardare soprattutto “l'Asse del Sempione” ed in particolare i Comuni limitrofi) è una condizione diffusamente acquisita, semmai, la questione su cui dibattere riguarda il come, cosa e quanto
Molteplici sono le occasioni che ne derivano e conseguenti le opportunità di intervenire nel territorio, per comparti, pur seguendo un auspicabile e coordinato disegno urbano e sovraurbano (fatti salvi i concetti-contenuti di metropoli policentrica lombarda, Ptcp, area metropolitana e piani d'area).
Nell'immediato, ritengo di poter proporre all'attenzione politico-istituzionale-imprenditoriale un'opportunità che, è mia opinione, dovrebbe essere per valenza “l'istanza prioritaria” urbanisticamente associabile con il nuovo polo fieristico.
Mi riferisco all'area cosiddetta “Cam” ed ai suoi dintorni (un insediamento per lo stoccaggio di prodotti derivanti dalla lavorazione del petrolio) di cui allego una planimetria.
E'un'area, sita a cavallo dei Comuni di Rho e Pero e a ridosso del nuovo polo fieristico, la cui destinazione d'uso non ha più ragione di esistere in quel luogo: il Npf ha sostituito la raffineria e sono scemate le funzioni delle attività di indotto ad essa correlate.
Su quest'area è necessario intervenire attraverso un Pii (Piano integrato di intervento) sovra comunale, coordinato tra i Comuni di Rho e di Pero.
L'ipotesi e la conseguente prassi è operativamente in itinere, seppur a singhiozzo, e ne ravviso la positività. Quel che non convince è ciò che per ora viene ufficiosamente proposto nel contenitore.
Ritengo quest'area “un'occasione urbanistica” fondamentale per insediamenti che siano in strettissimo connubio con l'insediamento del nuovo polo fieristico e vorrei provare ad evitare i soliti “incidenti sociali” che più volte in questo nostro paese hanno creato contraddizioni insanabili.
Sorvolo sul restante dei miei giudizi e vengo alla mia proposta.
L'ipotesi di Pii su quest'area dovrebbe contemplare: il nuovo palazzo sede della Regione Lombardia ; la nuova sede lombarda della Rai; la nuova sede del Teatro Smeraldo; e aree verdi, strutturate, di compensazione ambientale.
L'idea è quella di completare la trasformazione di questo brano di tessuto urbano con quattro funzioni che ritengo trainanti a tutti i livelli per il “Sistema Italia”: la promozione e la commercializzazione del prodotto; l'istituzione pubblica; l'informazione; la cultura.
Auspico dibattito in tal senso. Con sottilissima invidia, pensando a Bilbao e ad altre esperienze in cui la cultura intesa come investimento è divenuta pulsione per il rilancio dell'economia di un paese, concludo sottolineando alcuni aspetti.
Il nuovo palazzo della Regione (pur avendo già individuato in Milano il luogo del suo insediamento e attivate le procedure in tal senso), qui giustapposto, avrebbe salvato anche il “Bosco di Gioia” che è stato oggetto di rivendicazione per la sua salvaguardia da parte dei cittadini di quella zona.
Il Teatro Smeraldo (secondo me il tempio laico milanese dello spettacolo), pur mantenendo la sua sede di rappresentanza in Milano, troverebbe qui a Nord-Ovest spazi adatti alla sua espansione funzionale ed operativa. In questo modo permetterebbe la creazione di un indotto di servizi e produzione analogamente a quanto generato da La Scala alla Bicocca e la Rai nella zona di corso Sempione. Sarebbe inoltre necessario che i cittadini che abitano quell'intorno esprimessero le loro istanze, così da provare ad evitare che la Grande Milano si ridefinisca in funzione esclusiva della rendita fondiaria, perdendo una fondamentale occasione di compensazione urbana, come per il mancato Central Park sull'area Portello-Fiera.
In quanto al “verde compensativo” oggi, ovunque in Europa, la riprogettazione delle città che si rigenerano contempla e governa le relazioni tra spazi costruiti e spazi aperti accomunandole intenzionalmente alla tendenza a privilegiare le funzioni legate alle attività di vita associata.