di Fiorello Cortiana e Carlo Monguzzi
Dialogo e responsabilitàcontro lo scontro di civiltà.Questo abbiamo chiesto con cartelli scritti in tre lingue, italiano, milanesee arabo, davanti alla scuoladi via Quaranta, perché capirsi e parlarsi è la prima condizione per incontrarsie convivere, insomma,per ricostruire il filo del dialogo
In via Quaranta siamo andati a dialogare tanto con gli islamici quanto con i leghisti, perché siamo convinti che la costruzione di un processo di responsabilizzazione dentro lo stato di diritto di un paese democratico è un percorso difficile per chi non lo ha mai conosciuto e praticato. Per questo occorrono fermezza nel rispetto della legge e disponibilità al dialogo.
Via Quaranta è un'occasione troppo importante nella relazione con la comunità islamica per ridurla a contrapposizione xenofoba. La politica, invece, deve costruire ponti, e non muri di alterità. Per questo abbiamo sostenuto l'azione del prefetto e del provveditore invece di distribuire i libri di Oriana Fallaci, testi nei quali i più intransigenti di via Quaranta si rispecchieranno.
Agli islamici e ai leghisti abbiamo dato rami d'ulivo nella città dove Ambrogio si aprì all'incontro con il retore nordafricano Agostino, poi divenuto come lui uno dei padri della cristianità del dialogo, e non dello scontro di civiltà.
Certo, poi avviene che la cosa pubblica e chi la amministra sia assente, drammaticamente assente. Con la nostra visita abbiamo fatto quello che avrebbe dovuto fare il sindaco di una grande città come Milano. Ridare il segno, cioè, di quella Milano capace di un incontro tra diversi a partire dalla laica cultura della cittadinanza.