di Cristina Marongiu
Dopo il successo a Venezia si discute per proiettare nelle scuole il film sui bambini sfruttati promosso da Unicef World Food Program e prodotto anche dall'attrice Maria Grazia Cucinotta.
Da nord a sud, da est a ovest, in tutti i paesi del mondo sono i bambini i primi a dover soffrire sulla propria pelle le conseguenze delle guerre, combattute sul terreno con le armi, oppure tra le mura domestiche, tra violenze fisiche e psicologiche, o ancora, contro una malattia inesorabile e crudele.
Sette grandi registi internazionali e documentaristi come Spike Lee, Emil Kusturica, John Woo, i fratelli John e Ridley Scott, Katia Lund, Mahdi Caref e Stefano Veneruso, hanno raccontato, in sette cortometraggi di 12 minuti l'uno, altrettante realtà “invisibili” con protagonisti piccoli “attori” di vita reale.
La distribuzione del film nei cinema è prevista per l'inizio del 2006, ma si sta trattando con il Ministero dell'Istruzione per apposite proiezioni nelle scuole. I ricavi serviranno anche per alcuni importanti progetti a favore dell'infanzia di Unicef e World Food Program. Maria Grazia Cucinotta appare in un piccolo cameo nell'episodio diretto da Stefano Veneruso, nipote di Massimo Troisi.
Spike Lee, nel suo cortometraggio “Jesus Children of America”, ha voluto rappresentare l'infanzia “tradita” di una ragazzina americana che scopre dalle compagne di scuola di essere malata di Aids; Emil Kusturica (Blue Gipsy), descrive la realtà “rom” attraverso gli occhi di un ragazzino che preferisce stare nel centro di detenzione minorile da cui sta per essere rilasciato, piuttosto che tornare con la sua famiglia ed essere “costretto” a rubare per sopravvivere.
Il protagonista di Mahdi Charef è invece un ragazzo-soldato del Burkina Faso di 12 anni, mentre la regista brasiliana Katia Lund ha voluto descrivere le condizioni disperate dei meninos de rua di San Paolo.
L'episodio “italiano” (diretto da Stefano Veneruso) è ambientato invece nella periferia degradata di Napoli, e descrive la giornata di un baby scippatore.