di Massimiliano Barraco
Il Piano di prevenzione dell'influenza aviaria del ministro alla sanità Francesco Storace, così come quello dalla giunta lombarda, affrontano il pericolo di contagioda H5N1 privilegiando l'aspetto emergenziale, trascurando, invece, le possibilitàdi prevenzione. Unica eccezione è l'istituzione del Centro nazionale di controlloper le malattie animali e il recepimento delle direttive Ueper i controlli alle frontiere e al censimento avicolo
I 50 milioni sborsati a livello nazionale per 6 milioni di vaccini antivirali sono un affare sicuro solo per Aventis-Sanofi, Chiron e Solvay e per tutta la catena farmaceutico-sanitaria che profitta dell'efficace allarmismo mediatico.
I vaccini, infatti, devono essere ancora inventati giacché non si conoscono appieno i meccanismi diffusionali dell'epidemia, scadono dopo due anni, e sono utilizzabili solo dopo il contagio, senza contare che sono troppo tossici per un impiego su larga scala.
Anche i 5.5 milioni di euro spesi per acquistare 35 milioni di dosi di un vecchio vaccino antinfluenzale non serviranno nel caso giunga la temibile epidemia, ricordiamo quanto accaduto solo un anno fa per la Sars.
I Verdi , invece, pensano sia urgente usare anche un'altra strada. La progressiva diminuzione di biodiversità nel settore avicolo e lo sfruttamento intensivo sono fattori che aumentano i rischi e che vanno combattuti con una “ristrutturazione del sistema avicolo”.
“Proponiamo l'introduzione di nuove specie nella filiera aviaria – dice il consigliere regionale Marcello Saponaro -, il divieto dall'uso di antibiotici e la riduzione del sovraffollamento e forme di allevamento più rispettose del mondo animale con l'istituzione di ammortizzatori sociali e finanziamenti per sostenere la riconversione”. Non solo in Lombardia o in Italia: per i Verdi è necessario promuovere politiche di controllo e di sviluppo della sicurezza sanitaria nei paesi esportatori di pollame e di prodotti derivati e condizionare le importazioni al rispetto di regole sanitarie e qualitative. Nei piani non sono inoltre contemplate limitazioni alla caccia di uccelli migratori a rischio provenienti dai luoghi dove si sono registrati focolai di diffusione dell'H5N1 e all'uso di richiami vivi, potenziali portatori del virus.
“Promettendo di non strumentalizzare la serietà della situazione per limitare l'attività venatoria, che pure ci vede contrari – spiega ancora Saponaro -, i Verdi hanno proposto un patto di non belligeranza alle associazioni di cacciatori che si rendano disponibili a valutare tutte quelle limitazioni necessarie ad evitare la diffusione del contagio, ricorrendo a sospensioni temporanee della caccia ai migratori e all'utilizzo degli anatidi quali richiami vivi, a tutela della salute di tutti, anche dei cacciatori”.