di G.V.
Finalmente una buona notizia: alla fonderia Metalli Colombo è stata revocata l'autorizzazione, quindi non è più in attività l'impianto di fusione
Peccato che per veder rispettato questo elementare diritto alla salute e all'ambiente, i cittadini abbiano dovuto respirare diossina per anni e sopportare prepotenze, prese in giro e anche processi.
I cittadini si sono sempre opposti a questo impianto, in modo circostanziato hanno sempre denunciato irregolarità di ogni tipo, con qualsiasi sistema hanno cercato di evidenziare l'inaffidabilità della società, senza però destare l'attenzione delle istituzioni. Finalmente al primo controllo e monitoraggio serio si è scoperto che l'impianto emetteva diossina 225 volte i limiti previsti dalla normativa.
Alla Regione Lombardia e alla Provincia di Pavia non è bastata questa verifica: in ogni modo hanno cercato di favorire, contro il volere dei cittadini, l'imprenditore dandogli mesi e mesi di tempo per mettersi in regola. Ma dopo tanto tempo e innumerevoli prove di collaudo, alla verifica definitiva delle emissioni ancora una volta l'impianto non era a norma e la diossina risultava fuori dai limiti. La revoca è stato quindi un atto non più rimandabile. Ora il prossimo passo è quello di una delocalizzazione totale e definitiva di tutte le attività della Metalli Colombo.
Legambiente e il Comitato di difesa ambientale, tramite i propri legali, stanno verificando le possibilità di avviare una causa legale per danno ambientale; importante è stato il ruolo del consiglieri dei Verdi Carlo Monguzzi e dei Ds Carlo Porcari, che da sempre si sono battuti a fianco dei cittadini non permettendo che la vicenda venisse tenuta sotto silenzio.
Da tutta questa vicenda prioritaria è una considerazione: le istituzioni e gli enti di controllo hanno in questa vicenda più volte rischiato di perdere la credibilità agli occhi dei cittadini. Per questo occorre che la Regione e soprattutto le Province predispongano in tutto il territorio una seria ed efficace campagna straordinaria di controllo sulle realtà a rischio, non solo monitoraggi e controlli di routine, ma controlli accurati e a sorpresa.
Inzago: La discarica della Regione
di G.V.
La storia dell'impianto dura ormaida dieci anni.Chiuso il primo lotto nel dicembredel 2003, il comune, i cittadini,le associazioni e i comitati di difesa ambientale pensavano di poter vivere in pace. Invece, ancora primache si chiudesse l'ambito iniziale,la Transeco ha inoltrato domandaper un nuovo ampliamento che è una altra discarica
Il Comune ( ma anche le amministrazioni circostanti), i cittadini, le associazioni e i comitati si sono mobilitati facendo presente alla Regione e alla Provincia di Milano l'assurdità di continuare a penalizzare il medesimo territorio. Il Comune di Inzago è, tra l'altro, uno dei paesi della Provincia di Milano che maggiormente si impegna nella raccolta differenziata superando il 55%. E' chiaro che la zona della Martesana ha già fatto la propria parte, permettendo a tutta la provincia, e in particolar modo a Milano (che inadempiente nella raccolta differenziata, soprattutto per l'organico) di non rimanere con i sacchi neri della spazzatura nelle strade. Le ragioni dei cittadini di Inzago sono così giustificate che addirittura il Consiglio regionale , il 28 maggio 2003, ha impegnato la giunta a non autorizzare né come ampliamento, né come nuova la discarica a Inzago.
Invece Formigoni, anche contro il parere della Provincia di Milano del neo eletto presidente Filippo Penati, senza neanche una deliberazione di giunta, ma con un decreto dirigenziale il 20 aprile 2005 ha autorizzato il nuovo lotto dell'impianto di Inzago. Sono pendenti al tribunale amministrativo alcuni ricorsi del Comune e di quelli limitrofi: Pozzo e Cassano d'Adda. Speriamo che il Tar sappia raccogliere le richieste dei cittadini, traditi dal centrodestra, se così non fosse a Inzago si dovrà fare quanto si è fatto a Buscate e Cerro Maggiore, ottenendo con la civile e pacifica mobilitazione quella politica sui rifiuti, moderna e innovativa, che la Casa delle Libertà non sa fare.