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Data: 10 dicembre 2007

Piante antiche

di Aurora Betti
Le felci prosperavano alte e fitte nell'atmosfera caldo-umida e crepuscolare delle foreste del carbonifero, buon habitat per loro quando la vegetazione del nostro pianeta - fuoriuscita ormai dalle acque in ere precedenti - percorreva il lungo cammino per arrivare fino alla formazione di piante superiori. Felci, licopodi, equiseti: fossili viventi che ci riportano a memorie antiche: una vegetazione molto più affine agli elementi minerali, all'acqua, alla luce e a forme vegetali - animali, che a quel mondo vegetale evoluto che ha sviluppato la capacità di formare fiori. E' il loro sistema riproduttivo che ci riporta a vestigia antichissime, queste piante si riproducono in due fasi successive, una alternanza di generazione. Sulla pagina inferiore delle fronde delle felci macchie di colore nero - brune nascondono gli organi riproduttivi: capsulette (sporangi) contenenti polvere che viene liberata alla fine dell'estate. Quando le capsule si seccano, sul terreno vengono disseminate le numerosissime spore. Alcune diventeranno il protallo che non è una nuova pianta, ma un individuo che produce elementi sessuati (cellule seminali e ovuli). Nel substrato acquoso le cellule seminali fecondano gli ovuli. Poi nascerà la nuova pianta, una fecondazione quasi animale, lontana dal sistema di impollinazione delle piante superiori. Le foglie delle felci sono articolatissime e perfette: è una pianta tutta foglie. Ama l'umidità e viene usata tra l'altro per conservare i cibi dalla putrescenza seguendo un disegno omeopatico.
Gli equiseti popolavano le foreste nello stesso periodo e avevano dimensioni enormi anche coi loro grandi steli centrali. Steli centrali da cui si dipartivano a raggiera steli-aghi che non possono chiamarsi foglie. Le loro dimensioni odierne sono sicuramente molto più ridotte, e oggi come ieri agli equiseti manca del tutto la possibilità di estendersi orizzontalmente come fanno le foglie e si riproducono come le felci.
Gli equiseti hanno una tale concentrazione di silice che fanno quasi fatica a rappresentarsi come dei vegetali, sono quasi più un minerale. Il rizoma ramificatissimo, dalla coda cavallina, scorre attraverso il suolo sabbioso o argilloso e ha la capacità di assorbire l'umidità e di espellerla e vanificarla attraverso canaletti d'aria interni allo stelo come per compensare quella respirazione fogliare mancante con quella sfera aerea interna. L'equiseto è asciutto come se avesse prosciugato ogni suo possibile rigonfiamento, ed è pianta dei reni per questa sua antica capacità di “lavorare” con l'acqua e l'aria; il forte contenuto di silice capta e metabolizza la luce e aiuta a star bene gli organi che sono a contatto con la luce: dalla pelle agli occhi , cura le piante, soprattutto grazie al contenuto di zolfo, che vengono attaccate in particolar modo dalle muffe.
Le piante primitive fanno parte di un'ecologia in cui ogni vivente ha tuttora ruoli fondamentali: e ce lo ricordano anche quando ci perdiamo a contemplare la superiore perfezione delle fanerogame, le piante che fioriscono.