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Data: 10 dicembre 2007

Petrolio Caucasico - Banca Intesa lascia il Btc

Dopo l'assemblea generale l' istituto di credito abbandona il finanziamento dell'oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan (Btc), il più lungo del mondo,
che nasce in Azerbaigian e, passando per la Georgia, arriva in Turchia.
Secondo il Financial Times la ex Ca ' de Sass ha infatti ceduto una parte della sua quota di finanziamento, equivalente ad un totale di 60 milioni di dollari, e sarebbe in trattative per la cessione della rimanente quota.
Banca Intesa, insieme all'istituto San Paolo Imi, aveva raggiunto l'accordo definitivo sul finanziamento al progetto nel febbraio 2004. Una vittoria per Manca Intesa, il gruppo di pressione che denuncia la partecipazione del sistema bancario all'industria internazionale delle armi.
Alla base della decisione ci sono le pressioni delle associazioni e anche un'indagine del parlamento inglese sull'operato della British Petroleum (Bp), capofila del consorzio costruttore. I primi risultati evidenziavano come la Bp avesse fornito false informazioni sulle questioni legate alla sicurezza dell'oleodotto. Esperti ed ex dipendenti avrebbero confermato che la copertura dei tubi della pipeline non è adeguata. Negli ultimi tempi varie agenzie non governative avevano denunciato inoltre la cattiva realizzazione dell'oleodotto e casi di abusi e violenze sui lavoratori e le popolazioni delle zone attraversate dall'oleodotto in Turchia, dove è già in costruzione il primo tratto della pipeline.
Secondo Manca Intesa, la stessa presenza di una struttura di tale valore strategico potrebbe definitivamente destabilizzare gli equilibri politici nell'area, dove la Georgia è da tempo sull'orlo di una guerra civile e rimane aperto il problema dell'indipendentismo in Azerbaijan e della minoranza curda in Turchia.
Al progetto l'agenzia di credito all'esportazione inglese aveva contribuito con 60 milioni di sterline, la Banca mondiale con 310 milioni di dollari e l'impegno da "copertura politica" dell'impresa.

“Con questa decisione Banca Intesa dimostra che prende sul serio le preoccupazioni della Campagna Manca Intesa e della società civile ed è risoluta a intraprendere un cammino verso la responsabilità sociale e la sostenibilità”, ha spiegato Andrea Baranes della Campagna per la Riforma della Banca mondiale.

“A questo punto è necessario che la più grande banca italiana esca definitivamente dal progetto e adotti in tempi brevi politiche ambientali e sociali che prescindano dall'operato dei finanziatori internazionali, evitando così il ripetersi di un nuovo caso Baku-Ceyhan e mandando un segnale chiaro a tutto il sistema bancario italiano”, ha concluso Baranes.
Ancora, l'oleodotto Btc vede la presenza nel consorzio costruttore dell'Eni, mentre l'agenzia di credito all'esportazione italiana, la Sace, ha concesso una garanzia in relazione al progetto. Inoltre San Paolo Imi detiene una quota di finanziamento in Btc pari a quella che Banca Intesa è riuscita in parte a vendere. Le associazioni, ora chiedono un'ultima spallata all'intero progetto.