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Data: 10 dicembre 2007

Comune di Milano - La svendita delle case pubbliche

di Maurizio Baruffi - Consigliere comunale a Milano
Affarone! Occasionissima! Vendesi beni immobiliari accumulati dai milanesi, prezzi interessanti, massima spregiudicatezza nella trattativa!
Questo cartello dovrebbe essere appeso sul portone di Palazzo Marino per spiegare in sintesi e con chiarezza la politica che il sindaco Gabriele Albertini sta imponendo alla città. Il “laboratorio Milano” sta infatti offrendo un chiaro esempio di quale sia il significato di una politica di destra alla guida di una città. Le partecipazioni comunali nelle aziende vengono ridotte al punto di perdere il controllo di maggioranza, come nel caso dell'Aem, le case di proprietà pubbliche sono cedute ai privati: da viale Bligny a via Cesariano, da via Cicco Simonetta a piazzale Dateo. Nel frattempo il sottosuolo – che negli anni scorsi venne sostanzialmente regalato alle società private che hanno realizzato la cablatura della città – oggi è messo a disposizione della creatività di operatori che vogliano realizzare parcheggi sotterranei o nuove strade (ci sono due progetti allarmanti di tunnel allo studio del Comune: il collegamento da Piazzale Kennedy a Porta Garibaldi e la circonvallazione dei Bastioni). Per non sbagliare anche le operazioni urbanistiche vengono condotte con la medesima regia: ampliamento delle volumetrie concesse, massima tolleranza nei confronti della deregulation urbanistica che ha generato e continua a creare mostri fra sopralzi, loft e recuperi di palazzine industriali o di magazzini. In pratica una città in cui la regia pubblica degli interventi è inesistente e dove le spinte che prevalgono sono quelle della soddisfazione degli appetiti, più che dei bisogni reali. E' una concezione della libertà che sconfina rapidamente nell'esercizio della prepotenza, dove la tutela dei diritti non economici viene calpestata in nome degli affari e del profitto. Così le politiche culturali vengono sacrificate alla prosopopea della Nuova Scala, quelle sociali annacquate dai buoni omaggio per il parrucchiere (cosa lodevole, se supportata da altri interventi), quelle ambientali sacrificate sull'altare della libertà di movimento, anche per i Suv (gipponi) in via Monte Napoleone e piazza San Babila.
Poco importa che la privatizzazione delle Farmacie Comunali messa in atto dalla prima giunta Albertini (1997-2001) sia stata giudicata illegittima. L'iter giudiziario probabilmente scaricherà le conseguenze di questo errore sulla prossima amministrazione e sui suoi bilanci. Lo stesso vale per Aem: la Corte di Giustizia Europea dovrà pronunciarsi fra tre o quattro anni sulla probabile illegittimità di una vendita ormai effettuata, con conseguenze imprevedibili sui risparmiatori e sui milanesi. E poco importa anche al Sindaco e ai suoi fedelissimi che vi siano migliaia di famiglie in lista d'attesa per ottenere il diritto ad una abitazione. Possono aspettare mentre il Comune decide di vendere a qualche ricco operatore immobiliare le belle case a disposizione nei quartieri centrali della città. Con quelle vendite – dicono – si compreranno più alloggi. Magari in quella periferia estrema dove gli stessi operatori immobiliari che potranno comprare a prezzo di saldo i palazzi comunali del primo ‘900 ristrutturati col denaro pubblico, per poi rivenderli a prezzi maggiorati sul libero mercato, hanno avuto il permesso di costruire ma non riescono a piazzare le case che hanno in preparazione.
E' un saccheggio, quello in corso in questi anni. E rischia di minare nel profondo per gli anni a venire la possibilità di fare di Milano una città dove le differenze sociali siano attutite dal benessere collettivo.