di Tazio Borges
Nel novembre del 2003 maggioranza e opposizione del consiglio regionale, decisero di unificare due progetti di legge (pdl) per la riduzione delle emissioni inquinanti nel settore civile. Nacque così una proposta innovativa che dovrebbe imporre limiti più restrittivi alle dispersioni di calore degli edifici, e vorrebbe emulare grandi città spagnole, Barcellona, Madrid, Siviglia, che per le nuove costruzioni esigono che almeno la metà del fabbisogno di acqua calda sanitaria sia prodotta con impianti solari. Il pdl prescrive, inoltre, che gli aumenti di spessore per realizzare isolamenti e pareti ventilate non vengano conteggiati nelle volumetrie edificabili, e che le serre e le logge vetrate progettate per lo sfruttamento dell'energia solare passiva siano considerate vani tecnici, quindi esclusi dal computo delle volumetrie stesse. Particolare attenzione è posta all'incentivazione delle cosiddette “diagnosi energetiche”, che consentano di individuare interventi di miglioramento negli edifici esistenti, specificandone costi, risparmi possibili e tempo di ritorno degli investimenti. Infine, per consentire la diffusione di contratti di prestazione per il risparmio energetico, le imprese lombarde possono accedere ad uno speciale fondo di rotazione regionale, istituito con la legge 26 del 12 dicembre 2003. Tale incentivo può essere utilizzato per gli investimenti destinati alla riqualificazione energetica dei sistemi edificio-impianto situati nel territorio regionale.
Il pdl, approvato recentemente dalla competente commissione consiliare, è sicuramente un'ottima iniziativa, anche se, a seguito dell'intervento vincolante dell'assessorato ai servizi di pubblica utilità, l'obbligo di installare impianti solari per produrre acqua calda, sia stato trasformato in un generico “auspicio”.