di Carlo Monguzzi
Attingo a piene mani da un ragionamento svolto da Francesco Bertolini , economista della Bocconi, per sollecitare paradigmi a noi cari, finalmente arrivati all'attenzione e alla sensibilità dei cittadini, anche se non ancora all'ordine del giorno delle agende politiche dei partiti.
La Lombardia presenta sostanzialmente la piena occupazione, le sue imprese, pur tra mille difficoltà, continuano ad essere la locomotiva del paese, eppure Milano, secondo l'ultima classifica di Legambiente, risulta all'81° posto tra i 103 capoluoghi di provincia per il suo ecosistema urbano.
La graduatoria considera una serie di parametri legati allo smog, alla qualità del trasporto pubblico, all'efficienza nello smaltimento dei rifiuti e nella depurazione delle acque, al grado di efficienza energetica, alla disponibilità di verde pubblico.
E' l'ennesima dimostrazione di come ormai sia definitivamente rotto il binomio reddito – benessere, e dell'emersione di nuovi indicatori dello sviluppo che distinguono la ricchezza dalla qualità della vita.
Il reddito non è più lo specchio del benessere; ripensare la crescita complessiva attraverso indicatori di sviluppo umano è la nuova sfida.
Perché non dovrebbe essere il punto di partenza per il programma alle regionali della coalizione democratica, l'idea di poter fare di più e meglio con meno, con minori impatti ambientali e minore consumo di risorse naturali?
Perché mai il benessere non potrebbe essere fondato, una volta raggiunta una sobria e sufficiente base materiale, sull'espansione immateriale della qualità della vita?
In tutto questo vi è pane per i nostri denti e profumo per le nostre idee.