Sono ormai sei anni che pratico shiatsu, prima andando a domicilio,
poi entrando in una palestra. Ciò mi ha permesso di entrare in contatto con un medico, che mi ha offerto di lavorare nel suo studio.
Ora il mio lavoro è regolare. Ho diversi appuntamenti al giorno. La maggior parte delle persone che si recano da me sono donne dai 25 ai 45 anni, ma negli ultimi anni è cresciuto il numero di persone anche più anziane che cercano soluzioni più dolci e contatti più umani per i loro squilibri energetici o funzionali. Tra i miei utenti ci sono anche bambini e, altra categoria in aumento, uomini d'affari.
Il malessere più comune è il “mal di schiena”, nei confronti del quale le persone hanno già fatto ricorso a diverse terapie mediche, senza successo. Molti si rivolgono a me per aggirare il ricorso a farmaci, spesso troppo invasivi.
In tutti i casi preciso che il lavoro che svolgo non è di tipo medico, ma un intervento sull'assetto energetico della persona. Non effettuo diagnosi in senso medico, ma valutazioni sul sistema dei meridiani energetici, mi informo sulle abitudini alimentari e sui comportamenti quotidiani, al fine di proporre eventuali modifiche che possano aiutare la persona a ritrovare l'equilibrio perso o a preservare quello presente. Al termine della seduta, valuto se è il caso di fissare un altro appuntamento o se consigliare un'attività idonea che potrebbe costare meno e essere quindi praticata con più costanza.
Non prescrivo nulla, neanche di omeopatico, ma segnalo eventuali rimedi erboristici da banco che potrebbero aiutare a risolvere il problema della persona che si è rivolta a me. So di gente che, pur avendo fatto tre mesi di formazione (io ho fatto tre anni) chiede la stessa somma che chiedo io (circa 50 euro a seduta), oltretutto in nero. Io sono fiero di essere un operatore shiatsu, ma mi domando spesso quando il mio lavoro, definito di alta professionalità dai miei utenti, sarà protetto dalle istituzioni dalla tanta concorrenza sleale che c'è in giro.
Stefano Bergamaschi